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UniCredit, Del Vecchio riduce la quota al 2%

Era salito al 3% all’indomani dell’aumento di capitale, tra il 2012 e il 2013 quando il titolo UniCredit stazionava sotto i 3 euro. Ora è tornato di poco sotto alla soglia rilevante del due con probabile plusvalenza, visto che a Piazza affari la banca viaggia sopra i 6 euro. Leonardo Del Vecchio manovra sulla quota di UniCredit, tra le più importanti – insieme al 2% Generali e naturalmente al 61,41% di Luxottica – in pancia alla finanziaria Delfin.
«Ho recuperato un po’ di perdite», ha spiegato ieri Leonardo Del Vecchio all’Adn Kronos, che aveva anticipato la riduzione di un terzo del pacchetto. La notizia è stata confermata ieri in serata da un portavoce di Delfin: «La partecipazione in UniCredit – ha sottolineato a Il Sole 24 Ore – è stata portata leggermente sotto il 2% nell’ambito di un processo di ottimizzazione e riequilibrio del proprio portafoglio». Il presidente di Luxottica ieri ha anche escluso l’interesse a un rappresentante all’interno del board: «Non vogliamo posti in consiglio, ci piace la libertà».
Proprio a proposito del rinnovo del cda ieri si è espresso il ceo, Federico Ghizzoni: «Non ho percepito criticità particolari, c’é sicuramente stabilità e sostegno alla banca», ha dichiarato a proposito del processo di costruzione delle liste per il nuovo board, che vanno depositate entro venerdì. Buona parte della lista di maggioranza è ormai definita: certa la conferma di Ghizzoni e del presidente Giuseppe Vita, per quanto riguarda in particolare i probabili vicepresidenti, ieri il consiglio di indirizzo della Fondazione Crt ha formalizzato la candidatura di Fabrizio Palenzona, Cariverona confermerà Candido Fois e qualche problema c’è ancora sul nome in quota Carimonte, ma nelle prossime ore si tireranno le somme. Chi non avrà rappresentanti è il secondo azionista, BlackRock: «I fondi in genere non hanno mai chiesto nulla di questo tipo. Sono molto attenti alla governance dei gruppi e delle aziende in cui investono ma non hanno necessità di essere in Consiglio», ha detto ieri Ghizzoni. Che ha poi espresso una valutazione sulle intenzioni di Fondazione Cariverona di diversificare parte del patrimonio sul Banco Popolare: «Per una fondazione che é basata a Verona, nel Veneto e nelle Marche ha senso investire in un asset di questo genere».
Ieri, intanto, in vista dell’assemblea di metà maggio sono state pubblicate le remunerazioni del top management; in particolare Ghizzoni vede crescere nel 2014 i propri emolumenti dopo aver centrato l’obiettivo di 2 miliardi di utili: al manager sono andati oltre 3 milioni, contro i 2,3 milioni del precedente anno, al direttore generale, Roberto Nicastro sono andati oltre 1,7 milioni, mentre presidente Giuseppe Vita ha percepito oltre 1,5 milioni.

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