Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

UniCredit cresce in Turchia Ghizzoni: via allo shopping

di Vittorio Da Rold

MILANO – «Siamo pronti a una nuova acquisizione bancaria in Turchia se si dovesse presentare l'occasione di crescere in questo promettente mercato che corre a ritmi cinesi». Lo ha detto l'amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, a margine di una conferenza organizzata dall'Ispi a Milano dal titolo "Turchia, nuovo motore del Mediterraneo?".

Ghizzoni è un profondo conoscitore del paese sul Bosforo che l'anno scorso è cresciuto economicamente del 9% e secondo le proiezioni del Fondo monetario internazionale oggi è la sedicesima potenza economica. «Siamo entrati nel mercato turco nel 2002, dopo la crisi finanziaria sul Bosforo del 2001, dove abbiamo acquisito il 50% di Yapi Kredi, quarta banca del paese, al 50% con la famiglia Koc», ha ricordato l'amministratore delegato di UniCredit.

«Yapi Kredi è una banca dove il 38% dei dipendenti sono donne con un totale di 18mila dipendenti e una buona diffusione delle filiali sul territorio. La metà dei dipendenti dell'istituto parlano inglese e ci sono delle eccellenze tra cui la gestione delle carte di credito», ha spiegato l'a.d. a una platea di esperti e imprenditori italiani e turchi nel corso della conferenza.

«Ma soprattuto Yapi Kredi ha sei milioni di clienti e un return on equity del 26 per cento. Se Yapi Kredi fosse in Italia sarebbe la terza banca per capitalizzazione di borsa e sempre la terza banca per utili», ha spiegato sempre Ghizzoni, che ha invitato gli imprenditori italiani presenti al convengo Ispi ad andare ad investire in Turchia, dove già operano 825 sociatà italiane, perché il potenziale di sviluppo è enorme, la stabilità politica forte e non ci sono discriminazioni rispetto agli investitori stranieri.

«Non solo. Yapi Kredi che vale 10 miliardi circa, si appresta ad aprire una filiale in Iraq, dopo quella aperta in Azerbagian, su sollecitazione dei businessmen turchi che sempre più numerosi stanno andando a Baghdad per partecipare alla ricostruzione del paese», ha aggiunto Ghizzoni.

In vista ci sono proprio nuove privatizzazioni sul Bosforo. Quale potrebbe essere la preda nel mirino di UniCredit? «La nuova ondata di privatizzazioni sono una grossa opportunità per gli investitori internazionali – ha ricordato recentemente Francesco Pavoni, Partner & Managing Director Bcg Turkey dalla sede di Istanbul – che potranno tentare di inserirsi in settori molto promettenti».

Per quanto riguarda il settore bancario, fiore all'occhiello dell'economia del paese sul Bosforo con 72 milioni di abitanti, Bcg prevede la vendita del 25% di quote azionarie dell'Halkbank per 7,5 miliardi di dollari e il 25% di azioni della Ziraat Bankasi per 5 miliardi di dollari, due gioielli del sistema finanziario ancora in mano pubblica. Ora però bisognerà attendere i risultati delle elezioni politiche che si svolgeranno il 12 giugno prossimo, ma la cui unica variabile è la quota di consensi che dovrebbe incassare il partito Akp, la formazione del premier Recep Tayyip Erdogan, non il suo successo nel terzo mandato. La stabilità politica non è in causa.

Non a caso la Bbva ha acquisito recentemente una quota della banca turca Garanti, acquisendo la quota lasciata dagli americani di Ge. Un segnale di interesse da parte degli spagnoli che normalmente non tralasciano mai i mercati promettenti.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa