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UniCredit corre sul nuovo piano

I conti 2013 (con annesso possibile script dividend), il piano industriale al 2018, il giallo sulle quote Bankitalia. Non mancano i temi d’interesse al consiglio d’amministrazione di UniCredit convocato per stamattina in Piazza Gae Aulenti, dopo il quale i vertici dell’istituto incontreranno prima la stampa e poi gli analisti.
Sui conti, come previsto dalla maggior parte degli analisti e come accaduto l’anno scorso, peseranno ancora le rettifiche sui crediti, attese oltre gli otto miliardi. Per questo sui profitti c’è prudenza (gli analisti ne prevedono circa 400 milioni) e sul tavolo ci sarebbe la possibilità di ricorrere allo script dividend, che non cancella la possibilità di incassare la cedola cash da parte dei soci, ma renderebbe le azioni più convenienti dal punto di vista fiscale. Certo, i conti del 2013 saranno considerati di svolta: il ciclo economico, anche in Italia, sembra aver invertito la rotta, i flussi delle sofferenze in entrata sono previsti in calo e proprio su queste basi si dovrebbe fondare il nuovo piano industriale, che fisserà i nuovi target al 2018 e offrirà una prima proiezione al 2020; un piano definito «ambizioso» da chi ha avuto modo di vederlo nelle sue versioni preliminari sottoposte ai comitati delle settimane scorse, e che aggiornerà la mission di gruppo paese per paese.
Tre, comunque, dovrebbero essere i pilastri: il sostegno alle imprese, la riorganizzazione del retail con focus sulla multicanalità (e probabile riduzione delle filiali) e gestione dei crediti problematici, con alcune iniziative ad hoc che – oltre a proseguire con la segregazione nei portafoglio Alfa delle posizioni deteriorate – comprendono ad esempio la sinergia con Intesa e Kkr sui ristrutturati (anche se qui i tempi non si annunciano brevissimi) e la cessione di UniCredit Credit Management Bank, la controllata specializzata nella gestione dei bad loans per cui si è fatta avanti una trentina di investitori interessati a entrare nel capitale.
Ma proprio in tema di controllate si attendono anche altri annunci. Come la valorizzazione mediante quotazione di Fineco, la Internet Bank del gruppo: rispolverando un progetto già valutato in passato, in Borsa potrebbe finire un pacchetto del 25-30%, ma nell’orizzonte di piano lo stesso trattamento potrebbe toccare anche ad altri pezzi pregiati del gruppo, come ad esempio Pioneer. Sta di fatto che il fermento viene valutato positivamente dal mercato, non a caso ieri il titolo ha messo a segno a Piazza Affari un balzo del 2,98% chiudendo a 6,04 euro; ad alimentare gli acquisti, anche alcuni report positivi diffusi in mattinata, per esempio da Santander (che ha promosso la banca a hold) e da Jp Morgan, che ha alzato il prezzo obiettivo a 7,2 euro, mentre Intermonte l’ha fissato a 7,5 euro.
Capitolo a parte ma non troppo, le quote Bankitalia e in particolare il computo o meno a conto economico del miliardo abbondante di plusvalenze derivante dalla rivalutazione decisa per legge. Come tutte le altre banche azioniste, in UniCredit da dicembre a oggi si è lavorato su due bilanci in parallelo (l’uno con le plusvalenze, l’altro senza), ma oggi andranno sciolte le riserve: il faro acceso dall’Esma nelle ultime ore apre nuove incognite e le mani libere lasciate da Consob non aiuta a chiarire, tuttavia il gruppo – secondo socio di Via Nazionale con il 22% – potrebbe optare per la computazione delle plusvalenze (senza la quale è a rischio anche il prelievo fiscale del 12%) e nel caso correggere la rotta con l’approvazione definitiva dei conti da parte dell’assemblea di maggio.

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