Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit-Commerz, la Borsa ci crede

Nonostante le mani periodicamente messe avanti da Jean Pierre Mustier, il mercato crede che Unicredit possa muovere davvero su Commerbank. A orientare i listini — in rialzo del 4,34% i titoli della banca tedesca, in calo dell’1,69% quelli della italiana — è stata questa volta l’indiscrezione pubblicata ieri pomeriggio dell’agenzia Reuters dell’incarico a Lazard e a Jp Morgan come advisor per valutare la fusione e fare lobbying nei confronti del governo tedesco, primo socio del gruppo di Francoforte al 15%.

Figura centrale in questo dossier dagli importanti risvolti politici sarebbe il top banker di Lazard Joerg Asmussen, ex viceministro delle Finanze, ex membro del board Bce ed esponente socialdemocratico, il partito del ministro delle Finanze, Olaf Scholz. Ma non è detto che i carotaggi nella politica tedesca diano i frutti sperati.

La partita è piena di insidie: le dichiarazioni di Stefan Wittmann, portavoce del sindacato Verdi e membro del consiglio di sorveglianza di Commerzbank al giornale tedesco Handelsblatt — «Prima di fonderci con gli italiani, scorrerà molto sangue» — fanno già capire che non ci saranno ponti d’oro. D’altronde anche il piano per la fusione tra Commerzbank e Deutsche Bank — archiviata il 26 aprile dopo quasi due mesi di trattative — era saltato, tra le altre cose, sui timori dei sindacati e della politica (dei vari schieramenti) per i possibili esuberi, fino a 30 mila posti a rischio. Già allora Unicredit venne data come «piano B» per una fusione con la banca guidata da Martin Zielke.

Ieri sera su richiesta della Consob Unicredit ha «precisato che «non è stato firmato alcun mandato relativo a possibili operazioni di mercato oggetto di indiscrezioni giornalistiche» e ha ribadito di essere «completamente concentrata sulla realizzazione del piano Transform 2019, basato su presupposti di natura organica». E sottolinea che «oltre alle quattro misure finanziarie presentate lo scorso 7 maggio 2019, il gruppo annuncerà la nuova strategia di business all’ investor day» a Londra il 3 dicembre.

Tecnicamente non si tratta dunque di una smentita. In questi casi le banche d’affari si muovono autonomamente per capire se ci sono margini per un’operazione; i mandati si firmano successivamente.

Delle difficoltà di una mossa di questo tipo sono comunque ben consci in Unicredit, così come dei tempi lunghi di una sua eventuale realizzazione. Alla presentazione dei conti trimestrali, giovedì scorso, e poi ancora due giorni fa Mustier ha spiegato che «le fusioni in Europa sono molto difficili da mettere insieme perché ci sono molte cose che devono essere seguite: i costi devono essere controllati, il capitale deve essere abbinato, i rischi di esecuzione e la governance devono essere appropriati».

Un indizio che Unicredit si mette nelle migliori condizioni per un’eventuale fusione potrebbe essere la decisione di dimezzare gradualmente il peso dei titoli di Stato italiani in portafoglio, oggi pari a 54 miliardi di euro. Proprio l’esposizione in Btp era stato, nelle settimane scorse, uno dei punti critici di un’eventuale fusione con Commerz, che a sua volta ha 8,4 miliardi di Btp. Una fusione inoltre potrebbe comportare una richiesta di capitale aggiuntivo da parte Bce. Si parla di 2,5-4,5 miliardi di euro, secondo stime preliminari di banchieri d’investimento. La cessione di asset, come appena avvenuto con il 17% di Fineco, potrebbe ridurre la cifra.

Fabrizio Massaro

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Giuseppe Maino è stato confermato Presidente di BCC Milano dal nuovo Consiglio di Amministrazione e...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Unicredit accelera sulla «pulizia» dei crediti e, in vista del nuovo piano, si prepara a vendere u...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi tre anni il settore bancario italiano ha di fatto dimezzato lo stock di crediti deterio...

Oggi sulla stampa