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Unicredit su Commerz è italiana l’alternativa a Deutsche Bank

Sembra un film già visto: a distanza di diciotto mesi tornano le voci che danno Unicredit interessata ad acquisire Commerzbank. Stavolta le indiscrezioni sono state rilanciate con grande evidenza dal Financial times, secondo cui la banca italiana si prepara a lanciare un’offerta multi- miliardaria su una quota rilevante della seconda banca tedesca, nel caso in cui arrivasse una fumata nera sull’altro fronte in cui è impegnata Commerzbank, le controverse nozze con Deutsche Bank.
L’indiscrezione aveva potenzialmente un effetto deflagrante sul mercato. Ma con il passare delle ore la voce, non commentata da Unicredit come da tradizione, ha perso mordente in Borsa: da un’apertura in deciso calo (- 2% a metà mattinata) per la banca guidata da Jean Pierre Mustier, si è arrivati ad una chiusura solo poco variata (-0,66%) mentre Commerzbank ha conservato fino alla fine quasi tutto il rialzo (+2,80%). Secondo lo schema descritto dal quotidiano inglese, Commerzbank resterebbe quotata in Germania mentre Unicredit conserverebbe il quartier generale a Milano e la quotazione a Piazza Affari.
Ipotesi realistica? In mancanza di indicazioni di giornata da parte di Unicredit ( per quanto di recente Mustier abbia confermato di non vedere fusioni cross border tra banche europee, nel breve- medio termine), è difficile dare un peso all’ipotesi. Il mercato sembra averci scommesso poco e la maggior parte degli analisti ha storto il naso: troppi rischi di esecuzione, poche sinergie da costi ( le uniche ormai che danno sprint alle aggregazioni bancarie) mille ostacoli sul versante di operazioni transfrontaliere. La più dettagliata sotto questo profilo è Equita: la redditività di Commerzbank è la metà di quella di Unicredit, anche ipotizzando sinergie lorde per 1,2 miliardi, gli oneri di integrazione sarebbero altrettanti e alla fine gli indicatori di redditività di Unicredit scenderebbero. Mediobanca Securities, pur ritenendo «teoricamente plausibile » un’operazione con Commerzbank, ritiene che sia « praticamente irrealizzabile » , mentre Kepler e Jefferies ritengono poco probabili al momento fusioni transfrontaliere. Gli stessi analisti però sottolineano che un matrimonio con Unicredit avrebbe più senso, per Commerzbank, rispetto alle nozze con Deutsche: non a caso le trattative per arrivare al campione nazionale tedesco porterebbero in dote esuberi per 30 mila persone e una necessità supplementare di capitale di 10 miliardi. Nel caso di Unicredit-Commerz si arriverebbe ad una capitalizzazione complessiva di 36 miliardi di euro (Unicredit ne vale 27, Commerz 9 miliardi), a fronte di minori sovrapposizioni territoriali. In Germania infatti la banca di Mustier può contare, attraverso la banca Hvb acquisita nel 2005, su 450 sportelli radicati in particolare in Baviera e Baden- Württemberg. Commerzbank invece ha una rete di mille sportelli, distribuiti sull’intero territorio. Questo non significa che il matrimonio sia facile, anche ammesso che davvero interessi a Mustier: il principale socio tedesco è lo Stato, con una quota pari al 15%. Nel 2017 i colloqui si arrestarono, tra l’altro, di fronte alla contrarietà della politica tedesca; non è detto che oggi il governo sarebbe più favorevole, anche perché l’obiettivo di arrivare ad un campione nazionale vale anche – e forse soprattutto – per sostenere Deutsche. Difficile che dia la benedizione – anche in qualità di azionista – ad un progetto alternativo.
Tutto sommato però parlare di un piano B in questa fase può far comodo a tutti: alla stessa Commerz, che accresce il suo peso negoziale; al governo tedesco, che può far pressione su Deutsche, e allo stesso Mustier. Che, a detta di molti osservatori, deve fronteggiare qualche malumore nel cda e, nelle vesti di potenziale predatore, dà prova di determinazione nel far crescere la banca.

Vittoria Puledda

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