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UniCredit colloca un «subordinato» da 1,25 miliardi

UniCredit Spa fa da apripista e riapre il mercato italiano alle emissioni finanziarie dei bond subordinati collocando un titolo lower tier 2, scadenza 10 anni. Non succedeva da mesi per le banche del sud Europa appesantite dalla crisi del debito pubblico e dall’andamento dello spread dei bond governativi. Come già era successo ad agosto per i covered, l’istituto si è mosso per primo collocando un’obbligazione da 1,250 miliardi di euro e raccogliendo 360 ordini per oltre 4,2 miliardi, un segnale di come gli investitori abbiano una maggiore propensione al rischio.
Richieste eccezionali provenienti in prevalenza da investitori esteri che hanno consentito all’emittente con rating Baa2 di Moody’s, BBB+ di S&P e A- di Fitch, di abbassare le guidance iniziali da 530 a 510 punti base sul tasso midswap, con un premio di 60 centesimi rispetto al titolo già in circolazione e una cedola del 6,95%: il 28% è stato sottoscritto da investitori inglesi e irlandesi, il 16% francesi, Italia (13%), Germania/Austria (10%), BeNeLux (9%) e Svizzera (7%). Il 74% è rappresentato da fondi di gestione e il 14% da banche. Lead manager del collocamento UniCredit, Credit Suisse e Goldman Sachs. Non succedeva dall’aprile del 2011 che UniCredit emettesse questa tipologia di titoli ritenuti troppo costosi se paragonati ai bond senior oppure ai covered: ancora oggi un titolo subordinato paga in media 150-200 centesimi in più per il maggior grado di rischiosità implicita. È dallo scorso agosto che gli istituti italiani hanno cominciato a sondare il mercato alla luce dell’avvio di una fase di restringimento dello spread sul decennale che si è confermata anche ieri con il differenziale in ribasso di qualche centesimo a 314 punti base sul BTp a 10 anni. Nonostante i covered bond dei Paesi periferici siano tra gli asset preferiti dagli investitori, nei portafogli trovano sempre più spesso spazio anche altre tipologie più rischiose.
Quello di UniCredit rappresenta un altro passo importante per il ritorno alla normalità dopo la crisi del debito sovrano che ha coinvolto soprattutto le banche. In Europa sono pochi gli istituti che si sono spinti in questa direzione: è il caso dell’austriaca Erste bank e dell’olandese Abn Amro che all’inizio di ottobre hanno collocato bond subordinati con cedola al 7,125 per cento. L’elevata richiesta per il bond UniCredit è dimostrata anche dal suo andamento sul secondario che rispetto ai livelli di collocamento ha performato positivamente. Tra gli altri titoli LT2 già in circolazione, UniCredit scadenza 2021 ieri quotava 450 di spread sul tasso midswap, mentre Intesa Sanpaolo 410 centesimi. Secondo i trader, la performance del bond UniCredit favorirà decisioni simili da parte di altre banche.
Con l’attenuarsi delle tensioni sul mercato del debito dei Paesi periferici, anche questa tipologia che ha una rischiosità superiore alle normali obbligazioni sta tornando su livelli di normalità. Il rischio supplementare varia a seconda della tipologia ed è legato al fatto che, in caso di fallimento della banca, il sottoscrittore viene soddisfatto dopo gli altri creditori senior. Pur con tutte le differenze che li contraddistinguono, i bond subordinati, proprio perché tendono ad essere, come le azioni, il primo cuscinetto in grado di assorbire eventuali perdite, tendono ad essere molto volatili quando le incertezze sugli emittenti aumentano, come è stato il caso nella crisi finanziaria che è tuttora in corso.

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