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Unicredit chiude il semestre in rosso ma rivede l’utile negli ultimi 3 mesi

Unicredit torna all’utile nel secondo trimestre 2020, anche se per soli 457 milioni, il 77% meno di un anno prima. Le cifre, ma più le previsioni al 2021 e il rilascio “graduale” (e non una tantum l’anno prossimo) degli utili 2019 che la Bce vieta di distribuire, hanno fatto “girare” l’azione, da +1% a -3,87%, contro un indice Stoxx banche giù dello 0,8%.
L’ad Jean Pierre Mustier, comunque, ha confermato la sua strategia su tutta la linea. Mantenuta la validità del piano strategico Team23, travolto tre mesi dopo dal Covid, ma che «sta ancora in piedi, entro il primo trimestre 2021 verranno aggiornati solo alcuni numeri», e con esso la strategia di rilanciare la redditività e distribuire più profitti. Mustier si è detto, parlando agli operatori, «fiducioso che la Bce tolga il divieto di pagare i dividendi l’anno prossimo », in modo da «ripristinare la nostra politica di distribuzione del capitale dal 2020, inclusa la graduale restituzione del capitale in eccesso ». La nuova remunerazione prevede per gli azionisti il 50% dell’utile netto, per tre quinti in dividendi e il resto come riacquisto di azioni proprie. Forse il problema sta a monte: la media degli esperti sul titolo prevede 1,9 miliardi di utile netto 2021, mentre la banca ieri ha confermato l’obiettivo di 3-3-5 miliardi.
Alle domande su possibili aggregazioni, Mustier ha ribadito: «La nostra preferenza è per il riacquisto di azioni, che non ha rischi di esecuzione. Abbiamo una robusta posizione di capitale, e ancora di più dopo il Covid è necessario un focus sulla trasformazione del modello di business, piuttosto che l’integrazione con altre banche».
I numeri tra marzo e giugno, con l’utile netto di 420 milioni pur superiore alle attese mediamente formulate (357 milioni), vedono l’arretramento di tutte le principali entrate: i ricavi totali flettono del 7,7% a 4,2 miliardi, il margine d’interesse è in calo del 4,5% a 2,4 miliardi, le commissioni perdono l’11,8% a 1,4 miliardi. Limano, dello 0,2% a 2,4 miliardi anche i costi operativi, comunque saliti al 58,6% dei ricavi. Le rettifiche su crediti sono state di 937 milioni, il 32% in meno di un anno prima ma il 25% in meno che nel trimestre gennaio-marzo: e ad ogni modo la banca stima che il costo del rischio creditizio nell’anno salirà a 100-120 punti base, contro lo 0,78% di fine giugno.
Le previsioni sul costo del credito, oltre alle dinamiche del margine d’interesse, erano tra le principali cause di scetticismo sul mercato ieri. Finora l’ultima linea dei conti semestrali è in rosso per 2,3 miliardi, dati i pesanti accantonamenti di marzo. Il management stima comunque di conseguire un utile “sottostante” (che non conta rettifiche e voci extra) vicino ai circa 400 milioni che questa voce contabile ha racimolato nei sei mesi. «Abbiamo visto i primi segnali di ripresa commerciale alla fine del secondo trimestre, quando le economie hanno iniziato a riaprire», ha aggiunto Mustier.
Chi invece studia dossier di fusione è l’ad del Banco Bpm Giuseppe Castagna: «Congratulazioni a intesa Sanpaolo per l’operazione Ubi, che disegna un nuovo scenario in Italia. Il nostro lavoro è essere pronti a cogliere qualsiasi opportunità potenziale», ha detto ieri presentando i conti aprile-giugno, chiusi in perdita per 46 milioni, la metà del rosso atteso dal mercato.
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