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UniCredit, cessioni di Npl per 2 miliardi

UniCredit prosegue nel percorso di de-risking del bilancio. Secondo quanto risulta al Sole 24Ore, la banca guidata da Jean Pierre Mustier sta lavorando a un dossier relativo allo smaltimento entro il 2018 di circa 2 miliardi di crediti deteriorati lordi, derivanti da prestiti a piccole e medie imprese. Un obiettivo, quello dei due miliardi, che potrebbe essere raggiunto in più operazioni, anche per la natura variegata del sottostante: il bacino dei crediti deteriorati verso Pmi comprende infatti diverse tipologie di contratti, dal credito chirografario a quello ipotecario, e verrebbe quindi spezzettato in diverse tranche.
Interpellata sul tema, la banca non ha rilasciato commenti. Secondo fonti finanziarie, tuttavia, gli approfondimenti dell’istituto sono in corso, sia per definire il perimetro esatto dei portafogli, sia per sondare l’interesse dei potenziali acquirenti.
Va detto del resto che l’operazione in corso è coerente con la strategia di pulizia avviata nel 2017 dallo stesso Mustier con la maxi-cartolarizzazione Fino, che ha permesso di smobilizzare 17,7 miliardi di sofferenze lorde a Pimco e Fortress. L’operazione Fino – la cui fase 2 si è conclusa con successo a gennaio scorso, visto che UniCredit è scesa al di sotto del 20% di Fino, come da programmi, consentendo così di richiedere il riconoscimento del trasferimento del rischio (Significant risk transfer) al 31 marzo 2018 – è stata la mossa shock a valle della quale si stanno affiancando una serie di nuovi deal. L’ultimo dei quali, annunciato a fine 2017, riguardava proprio il fronte dei prestiti malati erogati alle piccole e medie imprese, uno dei capitoli di maggiore attenzione per l’attività di pulizia attuata dal management. A fine 2017, il gruppo guidato dal manager francese ha comunicato infatti la cessione pro-soluto di un portafoglio da 715 milioni di euro lordi di Npl derivanti da contratti di credito chirografario e ipotecario verso piccole e medie imprese italiane a MbCredit Solutions (a cui è andata la parte chirografaria per circa 450 milioni) e Cerberus Capital Management, che ha comprato la porzione ipotecaria con un esposizione di circa 265 milioni.
Un passo dietro l’altro, la banca di Piazza Gae Aulenti punta così a migliorare il suo profilo di rischio. L’obiettivo dichiarato, come evidenziato in occasione del Capital markets day di fine dicembre, è di portare lo stock dei deteriorati della banca non core a 17,2 miliardi dai 26,5 miliardi di fine 2017, e a 23,1 miliardi quello della banca core, incrementando così di 4 miliardi l’obiettivo iniziale delle cessioni previsto dal piano Transform 2019. A fine 2017, l’Npe ratio netto (il rapporto tra crediti deteriorati netti e totale dei crediti) è sceso al 4,7 per cento, arretrando di 89 punti base sull’anno precedente. Solo nel 2017, le cessioni di crediti deteriorati sono state pari a 4,4 miliardi, di cui due nell’ultimo quarto dell’anno.
La politica iper-prudenziale sui crediti, che è costata un rosso da 11,8 miliardi nel 2016, sta insomma favorendo lo smobilizzo degli Npl come da attese. E, complice la forte riduzione degli accantonamenti, ad emergere di conseguenza è la redditività, a lungo rimasta inespressa. Il bilancio di fine 2017 ha messo in evidenza come nell’ultimo trimestre dell’anno l’istituto abbia registrato utili netti per 801 milioni, numeri che hanno permesso al gruppo di inanellare il «migliore ultimo trimestre dell’ultimo decennio», come evidenziato dallo stesso Ceo francese nella nota che accompagnava i conti.
Il bilancio sarà approvato giovedì prossimo dall’assemblea degli azionisti, cui toccherà nominare il nuovo board per il triennio 2018-2021. Come noto, il cda ha approvato all’unanimità la lista dei candidati che vedono Fabrizio Saccomanni nel ruolo di nuovo presidente e Jean Pierre Mustier in quello di amministratore delegato.

Luca Davi

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