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UniCredit cede un altro 20% di Fineco e manterrà il 35%

In attesa delle grandi manovre contenute nel piano di dicembre, UniCredit porta altro fieno in cascina muovendo sulla quota di Fineco: ieri il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier ha avviato una cessione lampo del 20% della sua banca multicanale. Un accelerated bookbuilding che si va ad aggiungere a quello di luglio, per un altro 10%, che dovrebbe essersi concluso in nottata e che porterà il gruppo ad avere una quota del 35% su Fineco, e quindi di salvaguardarne il controllo nonché il consolidamento a livello di bilancio.
Sul mercato le azioni della controllata sarebbero state offerte a un prezzo iniziale di 4,48 euro e dunque con uno sconto del 6,4% rispetto alla chiusura in borsa di ieri (4,78 euro). Il collocamento, che riguarda 121 milioni di titoli, dovrebbe comportare un incasso intorno a 540 milioni e un beneficio in termini di Cet1 pari a 13 punti base; a luglio si era incassato di più (328 milioni e 8 punti base), ma allora il titolo viaggiava intorno a 5,5 euro: la flessione è stata innescata proprio dai rumor non smentiti di una possibile cessione in blocco della partecipazione nella banca multicanale, che ora però – complice una valorizzazione probabilmente ritenuta insoddisfacente – sembra sfilarsi dalle misure del piano.Infatti, ha comunicato ieri la banca, l’operazione comporta un lock up sul rimanente 35% per un anno: fino all’autunno prossimo UniCredit non potrà porre in essere nessuno atto di disposizione delle azioni di Fineco senza il previo consenso di Ubs per conto dei Joint Bookrunners.
L’offerta «permetterà a UniCredit di supportare la crescita organica del gruppo, nel contesto della revisione strategica annunciata lo scorso 11 luglio» spiega una nota di Piazza Gae Aulenti. UniCredit dà dunque un «un’ulteriore precisa indicazione che intende agire – sottolinea ancor la banca in una nota – in maniera decisa e rapida per cogliere ogni opportunità incrementale per la creazione di valore in linea con il rinnovato impulso ad una gestione attiva del portafoglio in cui tutti gli attivi saranno soggetti alla stessa disciplinata gestione del capitale». Ora l’attenzione si sposta sulla controllata Pekao, che analogamente a Fineco nel mese di luglio era stata oggetto di una cessione parziale del 10%: oggi scade il lock up di tre mesi, dunque non è da escludersi qualche novità, anche se qui le trattative per una vendita in blocco paiono ben avviate.
Le possibili cessioni di Pekao, Pioneer, a cui potrebbe aggiungersi Concardis, e poi l’alleggerimento della struttura (a livello di governance, di persone, ma soprattutto di crediti deteriorati) oggi finiranno sul tavolo del cda. Che dovrebbe fare il punto sul piano in fase di costruzione: al board verrà fornito un elenco di opzioni e scenari possibili, così come era già accaduto il 22 settembre scorso. Molte decisioni, infatti, devono ancora essere prese, e secondo quanto trapela da Piazza Gae Aulenti non avverrà prima di dicembre, alla vigilia della presentazione del piano fissata per il 13 dicembre; il mercato, su cui l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre potrebbe avere un impatto determinante, suggerirà come modulare il mix tra aumento di capitale e cessioni, ma anche il risultato complessivo che si intende centrare con un piano che oggi – stando alle stime degli analisti – viaggia dentro a una forchetta compresa tra gli 8 e i 12 miliardi, con i più pessimisti che arrivano a 14-15 miliardi.
La banca oggi capitalizza 13 miliardi, dunque non è difficile immaginare quanto possa essere pesante e sgradito l’effetto diluitivo per i soci attuali qualora l’aumento si dovesse posizionare intorno alla doppia cifra; per questo, il ceo – nominato in estate con il compito di ripatrimonializzare il gruppo – avrebbe ricevuto dai grandi soci il mandato di esplorare tutte le possibili alternative; altro rumor di mercato, la ricerca di alcuni nuovi soci a cui riservare una quota dell’aumento: inevitabile pensare all’area del Golfo e ai grandi fondi americani, con cui si sarebbe ragionato nei giorni scorsi a margine del summit del fondo monetario internazionale, ma oggi non è facile attrarre capitali sulle banche, per di più italiane.
Di qui, l’ineluttabilità del capitolo cessioni: esclusa Fineco, Pekao e Pioneer verosimilmente paiono le più probabili insieme ad altri asset di dimensioni minori, come la società tedesca dei servizi di pagamento Concardis, valutata intorno ai 500 milioni da spartirsi con gli altri azionisti (tra cui Deutsche e Commerzbank): se le condizioni di mercato lo consentiranno, quache altra operazione potrebbe concludersi entro dicembre, anche se per le grandi scelte si attenderà dicembre. «Il ceo vuole avere tutte le sue leve a disposizione – dice una fonte vicina ad alcuni dei dossier allo studio – e sceglierà la combinazione migliore solo alla fine», non a caso nella settimana post referendum sarebbe stato fissato un cda decisivo.
Sempre per oggi non è escluso un primo esame delle cifre che il 10 novembre prossimo finiranno in trimestrale. Una tornata che, sembra emergere, sarà comunque interlocutoria: considerato che per il piano ci sarà da attendere un altro mese, le “pulizie” di bilancio – cioè le svalutazioni – verranno rinviate al quarto trimestre, e dunque si conosceranno l’11 febbraio con i dati preliminari del 2016. Infine, buone notizie dall’Ucraina: ieri la banca centrale ha autorizzato definitivamente la cessione di Ukrsotsbank ad Alpha Group, consentendo finalmente di approdare al closing di un dossier in gestazione da mesi.

Marco Ferrando

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