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UniCredit cede la banca dei pegni

Nel percorso di razionalizzazione e rifocalizzazione del business costruito da Jean Pierre Mustier per il gruppo UniCredit entra anche la banca dei pegni, destinata – secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore – a essere ceduta al gruppo austriaco Dorotheum, tra i leader di mercato a livello continentale. L’operazione era allo studio da tempo, ma solo nelle ultime settimane sarebbero stati definiti tempi e modalità che porteranno alla dismissione delle attività, tanto è vero che soltanto l’altroieri il dossier sarebbe stato sottoposto al board del gruppo di Piazza Gae Aulenti.
Contattata, UniCredit non ha commentato l’indiscrezione. Secondo quanto risulta da fonti di mercato, tuttavia, a uscire dal gruppo dovrebbero essere circa 200 milioni di impieghi con relative garanzie facenti capo alle 35 filiali che attualmente si occupano di credito su pegno in tutta Italia, da Palermo fino a Rovereto.
Complice la crisi economica, oggi il credito a pegno è tornato d’attualità, con un giro d’affari annuo di poco inferiore al miliardo grazie a 33mila prestiti erogati ogni mese. Una nicchia, certo, dove però UniCredit figura tra i leader, con migliaia di oggetti di valore nei propri caveau: di qui l’interesse di Dorotheum, prima casa d’aste in Europa per giro d’affari, con sede a Vienna, 700 dipendenti (di cui 200 fuori dall’Austria) da 12 anni una succursale in Italia, a Milano.
Nel percorso di perimetrazione e cessione dell’asset verranno anche messe a punto le modalità con cui proseguiranno le attività di credito a pegno attualmente facenti capo alla rete UniCredit, che oggi offre prestiti della durata compresa tra tre mesi e un anno a un tasso di interesse annuo dell’11,6%. In fase di definizione anche la riorganizzazione del personale, un punto che nei giorni scorsi aveva destato l’allarme dei sindacati.
Tornando alle filiali al centro del deal, ce n’è più di una dal valore storico e simbolico: come il Monte di Pietà di Roma, entrato nel gruppo attraverso Capitalia, che affonda le sue radici nel sedicesimo secolo. È nella prima metà del ’500, infatti, che il padre minorita Giovanni da Calvi, insieme ad un gruppo di nobili romani e sotto l’egida di papa Paolo III Farnese, avvia anche nella città capitolina il monte di pietà, con lo scopo di arginare l’usura. Nel Seicento l’istituzione approda nello stabile dove si trova ancora oggi, in Piazza Monte di Pietà, tra Piazza Farnese e la zona ebraica, a due passi dal Tevere; lo sportello è tuttora a disposizione del pubblico, peraltro con una particolarità: tra i 35 attualmente in servizio è quello che apre per primo alla mattina, alle 7,40, tutti i giorni feriali. Altrettanto gloriosa, se non di più, la storia del Monte di Pietà di Vicenza, che risale alla fine del quindicesimo secolo e fu il primo a essere fondato nella terraferma veneta al tempo della Serenissima: ancora oggi ha sede in Contrà del Monte, all’angolo con la centralissima Piazza dei Signori.

Marco Ferrando

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