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UniCredit cede 940 milioni di Npl al gruppo Kruk

L’obiettivo di Mustier è rafforzare il profilo di credito del gruppo
UniCredit archivia un’ulteriore operazione di pulizia dei non performing loan in bilancio.
La banca di piazza Gae Aulenti ha infatti venduto crediti in sofferenza per 940 milioni lordi al gruppo finanziario Kruk Group, società di recupero crediti attiva in diversi Paesi europei. I crediti in sofferenza derivano prevalentemente da finanziamenti a privati e marginalmente a piccole medie imprese, originati da diverse banche incorporate nel gruppo nel corso del tempo.
La cessione fa parte della gestione proattiva degli asset non core che UniCredit sta realizzando con l’obiettivo di rafforzare il profilo di credito del gruppo. L’impatto della cessione verrà recepito nei risultati del quarto trimestre 2016.
Del resto, proprio lo smaltimento del portafoglio di sofferenze resta uno dei punti cardine del piano strategico che sta predisponendo l’amministratore delegato Jean-Pierre Mustier.
Tanto che una delle opzioni di cui si sarebbe discusso negli ultimi mesi sarebbe la vendita di un mega-portafoglio di 20 miliardi di Non performing loan (Npl) affiancato dalle Gacs, cioè dalle garanzie dello Stato.
Lo stesso Mustier, in preparazione all’aumento di capitale che probabilmente dovrebbe essere lanciato all’inizio del prossimo anno in un range 6-8 miliardi, starebbe portando avanti un piano fatto di razionalizzazione e dismissioni.
Sta infatti proseguendo il processo di cessione della controllata Bank Pekao potrebbe portare nelle casse di UniCredit un ammontare di 2,5 miliardi di euro. C’è poi l’asta sulla vendita di Pioneer, per la quale le «binding offer» saranno il prossimo 3 novembre. Il processo vede come principali possibili compratori dell’asset manager il gruppo francese Amundi e la cordata tra Poste Italiane, Cdp e Anima.
Proprio ieri il gruppo transalpino ha diffuso un comunicato in cui ha confermato «il proprio interesse in Pioneer, coerentemente con la strategia di crescita presentata in occasione dell’Ipo». Tuttavia sono state smentite le valutazioni di Pioneer (sui 4 miliardi di euro) uscite in queste settimane sulla stampa. Amundi ha ribadito che «la propria politica di acquisizioni segue stringenti criteri finanziari, in particolare un return on investment (Roi) superiore al 10% in un orizzonte temporale di tre anni».
Proprio ieri fonti vicine alla trattativa hanno riferito all’Adnkronos che il nervosismo di Amundi starebbe nella difficoltà di raggiungere un accordo soddisfacente sulla distribuzione con UniCredit e nel board transalpino si sarebbe anche sollevato qualche mugugno sull’opportunità di investire più di 3 miliardi in un Paese a imminente rischio referendum.

Carlo Festa

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