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Unicredit, c’è molta più Italia nel futuro di Piazza Cordusio

C’è più Italia in Unicredit. Venerdì scorso l’assemblea dei soci ha posto al vertice della maggiore banca italiana Giuseppe Vita in sostituzione del dimissionario presidente Dieter Rampl, che ha guidato la banca dal giorno della fusione con la tedesca Hvb. Era il 2006 e Rampl prese il posto di Carlo Salvatori.
Ma non è solo una questione di uomini, sebbene l’arrivo in consiglio di amministrazione di Luca Cordero di Montezemolo — uno degli italiani più noti nella business community internazionale — a rappresentare gli interessi degli arabi di Aabar, ne acuisca il significato. Come spesso conviene fare, la verità va cercata nei numeri e la trimestrale presentata giovedì 10 tratteggia un gruppo in cui la componente italiana pesa oggi più di un tempo. La banca di piazza Cordusio è stata a lungo sostenuta dalle economie più dinamiche dell’Est Europa, ma nei primi tre mesi del 2012 il contributo del mercato italiano è tornato ad essere importante, come non accadeva da tempo.
Il trimestre
I primi tre mesi del 2012 si sono rivelati essere meno pesanti del prevedibile per la banca guidata da Federico Ghizzoni. In particolare è proprio l’attività tipicamente bancaria ad avere subito una accelerazione, sia rispetto ai primi tre mesi del 2011 che — nettissima — rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno. In sostanza la discontinuità rispetto all’ultimo trimestre mandato in archivio è stata netta e sensibile: il margine di intermediazione è aumentato del 16,6 per cento a 7,1 miliardi, il risultato di gestione è arrivato a 3,265 miliardi in miglioramento del 42,4 per cento, il risultato netto di gestione (1,867 miliardi) è migliorato del 247 per cento e il risultato netto del periodo, 914 milioni di euro, vale addirittura un miglioramento, rispetto all’ultima frazione dello scorso anno, pari al 702 per cento. Gli incrementi percentuali, sia ben chiaro, lasciano spesso il tempo che trovano: molto più valore sembra avere la capacità, dimostrata dalla banca, di interrompere il flusso negativo degli scorsi mesi di ottobre-novembre-dicembre, quando finì come tutte le istituzioni finanziarie italiane sotto il tiro della speculazione internazionale, con uno spread Btp/Bund che appariva fuori controllo — tanto da presentare il conto anche al governo fino ad allora in carica —. Pur nelle gravi incertezze che continuano a pesare, quel trimestre sembra effettivamente archiviato e il percorso intrapreso da Unicredit apprezzato dagli analisti, tanto che al momento della comunicazione dei risultati del trimestre la Borsa ha risposto con un’ondata di acquisti, che hanno portato il titolo — nella giornata di giovedì scorso — a recuperare oltre il 7 per cento del proprio valore, rimanendo peraltro ben al di sotto di quota 3 euro, ma anche in questo caso riuscendo a interrompere un trend che — anche tecnicamente — pesava sul futuro della banca.
Nodi e opportunità
Non tutte le preoccupazioni sono però alle spalle: rimangono da sciogliere diversi nodi, soprattutto per quanto riguarda la qualità del credito erogato. I prestiti in sofferenza aumentano, trimestre su trimestre, del 5 per cento a 42,3 miliardi. Il trend però è positivo. «In un contesto macroeconomico ancora complicato — sottolinea il direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro — quest’ultimo trimestre evidenzia lo sforzo della banca nel controllare i costi e gli attivi ponderati. Per quanto riguarda nello specifico l’Italia, dove la situazione economica generale impone ancora cautela, va segnalato che la raccolta è cresciuta e i costi operativi sono diminuiti del 4,7%. Numeri che confermano che il focus sull’Italia sta dando buoni risultati».
Volti nuovi
L’assemblea di venerdì scorso a Roma non ha presentato motivi di particolare tensione. I giochi sul nome di Vita e sulla squadra che avrebbe composto il suo consiglio di amministrazione erano già stati fatti. I volti nuovi non mancano: oltre a Montezemolo sono all’esordio anche Khadem Abdualla Al Qubaisi, rappresentante di Aabar e probabile vicepresidente, la presidente degli industriali polacchi Henryka Bochniarz, un’economista con un passato da vicepresidente della Boeing; Alessandro Caltagirone in rappresentanza degli investimenti del padre, Francesco Gaetano; il professor Candido Fois indicato da Cariverona e il presidente dell’Upa e di Valsoia, Lorenzo Sassoli De’ Bianchi, anche lui indicato dalle fondazioni. Quello di Fois è a tutti gli effetti un ritorno: era nel cda di Unicredit una decina di anni fa, quando venne indicato in sostituzione di Feliciano Benvenuti. Gli altri son tutti volti noti, compreso Luigi Maramotti erroneamente indicato nel numero scorso come dimissionario, ce ne scusiamo. In verità Maramotti si è dimesso dal cda della banca di casa, il Credem, di cui rimane ancora potente azionista e il suo posto nella banca reggiana è stato preso dal fratello Ignazio, che lo scorso 27 aprile è stato anche nominato vicepresidente.
In Piazza Cordusio inizia l’era Vita, un presidente di spessore internazionale, con una prolungata esperienza in Germania che permetterà di interpretare al meglio le istanze territoriali di una banca nata italiana e diventata adulta in Baviera. Rappresentatività e chiarezza, nei confronti anche del regolatore tedesco e dell’annosa vicenda legata alla gestione della liquidità raccolta in un Paese e investita in un altro, sono i punti che caratterizzeranno l’avvio della sua attività presidenziale. Un passo in avanti per una banca che negli ultimi anni ha subito molti colpi di freno.

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