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UniCredit, c’è la svolta al vertice Mustier fuori entro aprile 2021

Il ceo Jean Pierre Mustier lascerà UniCredit entro aprile 2021, forse anche prima. Dopo un week end di frenetiche consultazioni, il banchiere francese ha deciso di fare un passo indietro e non ricandidarsi al vertice della banca di piazza Gae Aulenti, primo istituto italiano per presenza estera. La scelta è arrivata a valle di un duro scontro maturato all’interno del consiglio, in cui si è insediato da qualche settimana il presidente designato, nonchè ex ministro, Giancarlo Padoan. Uno scontro che nasce dalla divergenza sulle scelte strategiche che dovrà prendere la banca nei prossimi mesi, a partire dalla fusione – a questo punto sempre più probabile – con Montepaschi.

«Jean Pierre Mustier ha informato il Consiglio di Amministrazione che si ritirerà dal suo ruolo alla fine del mandato in corso, che scade nell’aprile 2021 insieme a quello dell’intero Consiglio», si legge in un comunicato della banca diffuso nella serata di ieri. Con la scelta di Piercarlo Padoan a presidente designato, «è ora possibile avviare i lavori sulla futura composizione del consiglio di amministrazione».

Mustier, segnala ancora la banca, manterrà il suo incarico fino alla fine del suo mandato fino alla nomina di un successore per «garantire una transizione ordinata», ovvero aprile 2021. Il processo di selezione del ceo di una public company del calibro di UniCredit richiede tempo, ovviamente. Ma è realistico che si arrivi ben prima di allora alla cooptazione in consiglio del futuro ceo. Il processo di selezione dei possibili candidati infatti è già in atto da tempo, a livello quanto meno informale, e probabilmente a breve l’advisor Spencer Stuart arriverà a definire una short list di possibili candidati da proporre al Comitato Nomine. Tra i tanti nomi che circolano sul mercato spicca quello di Victor Massiah, ex ceo di Ubi, o Diego De Giorgi, già in cda. In lizza ci sarebbero però anche Fabio Gallia, ex ceo di Bnl, Marco Morelli, ex numero uno di Mps oggi in Axa Investments, e Marina Natale, ex Cfo di UniCredit e oggi a capo di Amco. L’advisor sonderà anche possibili candidature all’interno della banca: si guarda a Carlo Vivaldi, co-chief operating officer, e Francesco Giordano, co-ceo del Commercial Banking Western Europe.

Si vedrà. Di certo il redde rationem come detto è scattato nel week end, in particolare domenica, dopo che, come anticipato da Il Sole 24 Ore, si era tenuto un lungo meeting informale tra i membri del board, poi proseguito ieri, che doveva definire le linee guida che ispireranno il board del prossimo triennio. Un incontro che avrebbe avuto i crismi dell’ufficialità (salvo poi essere ridimensionato a incontro informale) perché avrebbe avuto al centro anche le decisioni sul futuro del ceo e delle condizioni poste alla sua permanenza. Nel consiglio tuttavia sarebbero emersa una frattura netta sulle principali scelte strategiche che la banca è chiamata a prendere. La prima delle quali, come noto, è rappresentata dall’acquisizione di Mps, ora sempre più concreta, e il varo della holding con le attività estere. Nel corso degli ultimi mesi «è emerso che la strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del consiglio di amministrazione», spiegava ieri in una nota Mustier, che ha ringraziato tutti i dipendenti e si è detto «orgoglioso di ciò che abbiamo raggiunto e di quanto realizzato in così poco tempo».

Come noto, l’istituto di piazza Gae Aulenti è da settimane in trattative con il Mef per la possibile acquisizione di Siena, deal per fare il quale la banca avrebbe imposto la neutralità degli impatti patrimoniali. Sul tema il governo ha fatto importanti passi avanti, arrivando a mettere sul tavolo una ricapitalizzazione da 2-2,5 miliardi a cui si abbinerebbe la conversione delle Dta in crediti fiscali, misura che porterebbe a oltre 5 miliardi la dote complessiva per Gae Aulenti. Nel frattempo, tuttavia, è emersa l’opposizione dei Cinquestelle, che presentando un emendamento ad hoc puntano a limitare il beneficio fiscale a soli circa 500 milioni (contro i circa 2 attesi), ridimensionato la convenienza dell’operazione. Nell’incertezza dei termini del possibile deal, ieri il titolo UniCredit ha perso il 5%. Si vedrà oggi quale sarà la reazione del mercato.

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