Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit, Cariverona cede lo 0,5%. Sì di Aabar all’aumento

Alla vigilia dell’assemblea dei soci Unicredit chiamata oggi a Roma ad approvare la gigantesca ricapitalizzazione da 13 miliardi, il maggiore degli azionisti italiani, la Fondazione CariVerona, esce allo scoperto con la vendita dello 0,5% della banca. L’ente veronese presieduto da Alessandro Mazzucco ha limato nelle ultime settimane — durante il grande boom del titolo in Borsa dalla presentazione del piano di metà dicembre — al 2,23% la partecipazione, ponendosi subito dopo quella della Fondazione Crt (2,4%) e poco sopra l’1,98% della holding Carimonte (Fondazione Modena e Cr Bologna).

Cariverona ha fatto sapere che non si tratta di un disimpegno ma di una raccolta di liquidità eventualmente spendibile nell’aumento, sul quale non è stata ancora assunta una decisione. Crt dovrebbe invece seguire per l’intero, sempre che il Tesoro autorizzi gli enti a investire. Resta che il fronte italiano è così destinato a contare sempre meno nella banca rispetto ai grandi soci esteri come Aabar (il fondo sovrano di Abu Dhabi) che dovrebbe sottoscrivere tutto il suo 5%, o ai fondi americani primi azionisti come Capital Research (7,4%) e BlackRock (4,8%).

Tutti insieme, gli enti di derivazione bancaria controllano finora il 9-10% del gruppo guidato dal ceo Jean Pierre Mustier. Ma Unicredit, dopo il maxi-apporto di capitale, sarà davvero una public company con la testa sempre più fuori dall’Italia. È questo un tema che desta preoccupazione nel mondo politico da diversi giorni, e al quale ha dato voce ieri il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd): «C’è un disegno per portare Unicredit in Francia» e così «assicurare il controllo su Generali e aumentare la presa in Mediobanca», di cui Unicredit è primo socio seguito a ruota dal francese Vincent Bolloré (che attraverso Vivendi, che presiede, è anche diventato primo socio di Telecom Italia e ha di recente scalato Mediaset). Circa la banca, Boccia ha ricordato parlando su Radio 24 la recente cessione della società di gestione del risparmio Pioneer ai francesi di Amundi: «Io non ce l’ho con Mustier, ognuno fa il suo mestiere» ma «stiamo perdendo pezzi importanti del sistema finanziario ed economico italiano».

Anche di questo dovrebbe parlarsi oggi in assemblea, insieme con l’analisi dei motivi che hanno portato il banchiere francese a varare una pulizia radicale del bilancio per complessivi 20 miliardi di euro — coperti per circa un terzo con le vendite di Pioneer, della controllata polacca Pekao e di una quota di Fineco — e a mettere sul mercato circa 18 miliardi di crediti deteriorati, nonostante la banca abbia superato gli stress test a luglio, sebbene con un capitale tra i più bassi tra le banche «Sifi», sistemiche a livello globale.

Intanto si fanno i conti sull’aumento, che potrebbe partire subito dopo i conti annuali attesi per giovedì 9 febbraio, data entro la quale potrebbe essere chiusa la trattativa con i sindacati per i 3.900 esuberi in Italia sui 14 mila totali. La stima è di uno sconto sul prezzo (teorico dopo lo stacco del diritto di opzione) del 35-40% a 1,2-1,3 euro. Ieri Unicredit valeva 2,62 euro in Borsa (-2,01%).

Fabrizio Massaro

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa