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UniCredit, cambio governance in due fasi

Ci sarebbe da fare in fretta, e qualche socio spinge, ma non sarà facile. Il ricambio al vertice di UniCredit richiederà ancora qualche giorno per essere avviato e qualche settimana per essere definito. Questa l’impressione che si coglieva ieri, a due giorni dalla riunione riferita da Il Sole 24 Ore che lunedì ha visto protagonista circa il 15% del capitale, considerata la presenza di Aabar, CariVerona, CrTorino, Carimonte e Francesco Gaetano Caltagirone.
La compagine è assortita quanto a profilo, disponibilità di patrimonio e progetti sulla banca, ma converge sulla necessità di una discontinuità al vertice. Messaggio che sarebbe stato formalmente trasferito al ceo, Federico Ghizzoni; per il manager che guida la banca dal 2010 c’è stima e apprezzamento, pertanto si vuole un’uscita con l’onore delle armi. Che dovrebbe passare, a questo punto, per le sue dimissioni formali dopo aver raggiunto un accordo (in fase di definizione): potrebbero arrivare, si ipotizza, durante il cda del 9 giugno o già in comitato governance e nomine, in agenda per il 1° giugno che – coerentemente con la prassi aziendale – dovrebbe assegnare a un head hunter l’incarico per definire la successione. Questione non da poco: da sempre è Egon Zehnder la società di consulenza strategica che ha affiancato Piazza Gae Aulenti nelle ultime grandi scelte, anche se nei mesi scorsi – pare su istanza della minoranza in consiglio – si è reclutata Spencer Stuart per l’autovalutazione del consiglio, ma in teoria tra i papabili c’è anche Russell Reynolds, recentemente coinvolta nel (più agevole) ricambio a Generali.
Qualunque sia il consulente, non sarà chiamato a un compito facile. Secondo quanto è possibile ricostruire, infatti, tra i soci non si è ancora avviato il confronto sulle prospettive che si vogliono dare alla banca di qui ai prossimi anni. Il piano pensato da Ghizzoni due anni fa e reimpostato a novembre prevedeva crescita organica (di business e di capitale) senza particolari virate nella strategia o nei mercati di riferimento, ma – considerata la freddezza con cui è stato accolto dalla Borsa – ne andrà costruito uno alternativo. Che potrebbe prevedere anche un aumento di capitale: il mercato stima un fabbisogno compreso tra i 5 e i 7 miliardi, ma, si ragiona tra alcuni azionisti, un convincente programma di cessioni potrebbe anche evitarne la necessità. La decisione evidentemente toccherà al futuro ceo, ma a seconda del profilo per cui si opterà si inizierà a intendere quale strada attenda la banca. Nonostante la “spallata” di lunedì, il confronto tra i soci, si diceva, è solo agli inizi; tuttavia, iniziano a circolare i primi nomi sui possibili successori, in un mercato – quello dei banchieri di respiro internazionale – che oggi non sembra contare pletore di papabili. Tra i più ricorrenti Marco Morelli, vice presidente Bofa-Merrill Lynch per Europa e Medio oriente, Carlo Cimbri di Unipol, Alberto Nagel di Mediobanca, Gaetano Miccichè di Intesa, Alberto Orcel e Sergio Ermotti di Ubs, a cui si aggiungerebbe il francese Jean-Pierre Mustier.
Fin qui le ipotesi per il ceo. Lunedì non si sarebbe parlato di un ricambio anche alla presidenza, ma c’è chi non esclude anche un passo indietro di Giuseppe Vita, che potrebbe essere sostituito da Lucrezia Reichlin, consigliere eletto dai fondi, o dallo stesso Ghizzoni. Che comunque, si ragiona, resterà in carica – pur da dimissionario – fino all’individuazione del successore. La Borsa, intanto, si mostra paziente: i titoli dell’istituto hanno guadagnato lo 0,71% a 2,834 euro a fronte di un Ftse Mib in rialzo dell’1,23% e di un Ftse Italia Banche a +2,15%.
.@marcoferrando77

Marco Ferrando

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