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UniCredit cambia la governance Cancellato il tetto di voto al 5%

UniCredit cambia la governance e sposta la sede sociale da Roma a Milano. Passaggio nell’aria da anni, quest’ultimo, che è stato inserito tra le modifiche approvate ieri pomeriggio – all’unanimità – dal cda presieduto da Giuseppe Vita: il 4 dicembre, quando il nuovo statuto verrà sottoposto ai soci per il voto, l’assemblea straordinaria si dovrebbe tenere nel Pavillon di Piazza Gae Aulenti e non più nella sede ex Capitalia dell’Eur, a Roma, dove negli ultimi anni si sono votati i bilanci, approvati gli aumenti ed eletti i consigli.
D’ora in avanti, la banca guidata da Jean Pierre Mustier, sempre più public company, riunirà i suoi soci, sempre più internazionali, a Milano. E vigerà il principio del one share one vote: ognuno potrà far pesare tutte le azioni di cui dispone, infatti nel nuovo statuto sarà abolito il tetto del 5%. Un cardine della “vecchia” banca, dove l’asse dei soci fedelissimi Fondazioni-arabi-privati italiani aveva preferito proteggersi dal rischio scalate con una norma che, dal punto di vista di Mustier, nei fatti suonava come un messaggio di chiusura al mercato. «Dobbiamo essere il più attraenti possibile per i nostri azionisti», aveva dichiarato il manager francese a inizio mese da Cernobbio; ora con l’abolizione del tetto l’appeal della banca sarà senz’altro superiore non solo per chi entra con obiettivi di breve o medio periodo (a partire dagli hedge), ma anche per chi medita di vestire i panni del socio stabile ma anche di riferimento: fondi sovrani e istituzionali long-term, su cui probabilmente partirà un’azione di marketing ad hoc.
La cancellazione del tetto (che genera il diritto di recesso, pur limitato allo 0,25% del capitale al prezzo medio degli ultimi sei mesi) avvicina la governance di UniCredit alle best practice europee, e nella stessa direzione va l’introduzione della facoltà in capo al cda uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo. In Italia finora si sono avvalsi di questa possibilità Prysmian, Inwit ed Enel, ora la norma debutta anche in ambito bancario con l’obiettivo di coagulare intorno a una sola lista l’appoggio dei soci di maggioranza e di una quota rilevante di quelli di minoranza: «La priorità per un’azienda – commenta Paola Schwizer, presidente di Nedcommunity, l’associazione degli amministratori non esecutivi e indipendenti – è quella di avere un piano strategico di medio-lungo periodo. Chi lo decide è il cda, e dunque è giusto che proponga ai soci una squadra di amministratori coerente, la più indicata a realizzarlo». Per Schwizer i rischi, paventati dagli scettici, di una sorta di autoreferenzialità del board, sono limitati: «Ai soci, per legge, spetta sempre l’ultima parola. Sono loro che votano in assemblea, sono loro che possono sempre decidere di proporre altre liste nel caso in cui non si sentano rappresentati da quella del consiglio». Tuttavia, come ulteriore segnale di apertura al mercato, tra le modifiche approvate ieri c’è anche il conferimento alla lista di minoranza di due consiglieri (oggi è uno solo), «a prescindere dal numero dei componenti» e «al fine di un maggior allineamento alle migliori prassi di governance». E ancora in quest’ottica si è decisa la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in ordinarie: il rapporto di conversione dei 252.489 titoli di risparmio in ordinari è stato fissato in 3,82 azioni ordinarie per ogni titolo di risparmio, a cui verrà aggiunto un conguaglio in contanti di 27,25 euro.
La proposta di riforma, ieri subito inviata in Bce, sarà messa ai voti il 4 dicembre in assemblea; una settimana dopo, il 12, Jean Pierre Mustier farà il punto con analisti e investitori sul piano “Transform 2019” e sicuramente tra i traguardi centrati segnalerà anche le nuove regole, che trovernanno la prima applicazione pochi mesi dopo con l’assemblea per il rinnovo di aprile.
L’addio di Fossati
Sempre ieri, il cda ha approvato un ritocco alla struttura di vertice. Lascia il cro Massimiliano Fossati, tra gli ultimi rimasti della vecchia guardia, e viene separata la gestione dei rischi (affidata a TJ LIm, nuovo cro di gruppo) da quella delle attività creditizie individuali, assegnata ad Andrea Varese, nuovo chief lending officer.

Marco Ferrando

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