Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit cade ancora, tonfo per Mps

di Fabrizio Massaro

MILANO — Il primo giorno dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi è stato per Unicredit da dimenticare: il titolo è crollato del 12,84% arrivando a 2,28 euro, mentre i diritti (cioè l'opzione a sottoscrivere due nuove azioni ogni una a 1,943 euro), da ieri negoziabili, sono precipitati del 65,42% a 0,47 euro. Dal 4 gennaio Unicredit ha lasciato sul terreno il 56,5%, più che dimezzando la propria capitalizzazione a 8 miliardi.
I timori suscitati sul mercato da Unicredit hanno trascinato con sé l'altra grande malata — come valutazioni di Borsa —, Mps: l'istituto senese ieri è sceso a 0,197 euro perdendo il 14,39%, addirittura più di Unicredit, nonostante la precisazione del direttore finanziario, Marco Massacesi, che «il management sta ipotizzando e attivando tutte le iniziative volte a soddisfare il requisito richiesto dall'Eba», cioè 3,2 miliardi di capitale, pur di evitare un aumento di capitale. Il mercato ha insomma mostrato di non credere alla linea ufficiale dell'istituto presieduto da Giuseppe Mussari, che peraltro è in attesa dell'insediamento, dopodomani, di Fabrizio Viola come direttore generale. Secondo le indiscrezioni, il piano di Viola dovrebbe prevedere la cessione di attività non core e cartolarizzazioni in modo da rafforzare il capitale per 1,7-1,8 miliardi. Ma il mercato sconta ormai per Mps un'evoluzione come quella di Unicredit, e dunque punisce il titolo trascinando l'intero comparto: Mediobanca – 6,87%, Banco Popolare -5,36%, Bpm -3,25% e Intesa Sanpaolo -3,17%.
La pesante e prolungata ondata negativa per Unicredit ha sorpreso lo stesso amministratore delegato, Federico Ghizzoni: «Non ci aspettavamo un calo del titolo in Borsa di questa entità, che va al di là della flessione fisiologica attesa, dovuto a fattori tecnici e a fattori di carattere più generale. Ma questo non tocca la bontà dell'operazione», ha spiegato in un messaggio ai 60 mila dipendenti italiani del gruppo. «Va detto con chiarezza che i fondamentali della banca sono buoni, che abbiamo una ottima situazione di liquidità, e tutto ciò avrà molto più valore al termine dell'operazione». Oltre a diventare una delle banche «meglio capitalizzate d'Europa saremo in regola con i requisiti» imposti dall'Eba e da Basilea3, e l'istituto potrà «contribuire in modo importante al rilancio delle economie nelle quali operiamo. La prima economia alla quale guardiamo è naturalmente quella italiana».
Secondo fonti del consorzio di garanzia guidato da Mediobanca e Merrill Lynch, il crollo delle quotazioni è legato al fatto che molti azionisti starebbero vendendo i diritti per recuperare capitali necessari a sottoscrivere le azioni, diluendosi così solo parzialmente. È un'esigenza di autofinanziamento scelta per esempio da vari azionisti stabili, come la fondazione Cariverona, che ha programmato di diluirsi dal 4,2% al 3,5%. Allo stesso tempo, i soggetti interessati a entrare non comprano fin quando l'ondata di vendite di diritti non si sarà stabilizzata. Si vedrà oggi se queste operazioni sono arrivate vicino alla soglia minima, che comunque dovrebbe restare sopra l'1,943 euro dell'aumento. «Un bravo gestore da ieri vende le azioni e si ricompra i diritti per non diluirsi», spiega una fonte del consorzio. «Il dato interessante di ieri è che il volume dei diritti è stato più alto di quello delle azioni corrispondenti, e questo significa che c'è gente che compra diritti non solo per gli arbitraggi. Visto che i diritti sono stati acquistati, si può dire che ieri sia stato sostanzialmente sottoscritto il 15% del capitale. Ed è un affare anche perché Unicredit oggi vale 0,25 volte i suoi attivi tangibili, meno della metà di Intesa Sanpaolo, che è a 0,57 volte».
Il sangue freddo degli esperti non considera però che in questo modo l'azionariato potrebbe cambiare radicalmente: oggi il 22% è in mano al retail, il 38% ai soci stabili (fondazioni, libici, Aabar, privati italiani), il 40% agli investitori istituzionali italiani ed esteri: «Vi è una possibilità rilevante che si verifichi una profonda riallocazione dell'azionariato di Unicredit», sottolineava ieri a FirstOnline l'economista Marcello Messori.
Le preoccupazioni sono anche di natura politica, se si considera che ieri a difesa di Unicredit è sceso anche il leader del Pd, Pier Luigi Bersani: «I fondamentali sono solidi, non ci sono preoccupazioni in quel senso», ha risposto ieri a Otto e mezzo circa i timori di un default. «Il problema è che ha fatto la ricapitalizzazione in un momento difficile».
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Fumata quasi bianca. Positiva però non ancora abbastanza da far considerare chiusa la partita. Ieri...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La parola che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non voleva più nemmeno ascoltare, "lockd...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nell’ultimo giorno utile per lo scambio dei diritti relativi all’aumento di capitale, il titolo ...

Oggi sulla stampa