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UniCredit, bond subordinato da 1,5 miliardi di dollari

Dopo Mediobanca arriva il bond di UniCredit. E’ un momento di grande ripresa per gli emittenti financial italiani dopo il momento di calo della fine dello scorso anno. L’istituto italiano guidato da Jean Pierre Mustier ha collocato sul mercato americano un bond subordinato Tier 2 da 1,25 miliardi di dollari raccogliendo richieste per 2,5 miliardi.
Un centinaio gli investitori, in prevalenza dagli Stati Uniti e dal Canada (80%), hanno animato il deal di cui il 7% dal Regno Unito, 3% dall’Italia, 3% Francia e 3% Asia. Tra le categorie degli investitori, a prevalere sono stati quelli dell’asset management che hanno rappresentato la quasi totalità (94%), il resto assicurazioni/fondi pensione (4%) e banche/private bank (2 per cento). I titoli hanno una scadenza di 15 anni e prevedono la possibilità di un solo richiamo anticipato da parte dell’emittente dopo il decimo anno. Le obbligazioni pagano una cedola fissa in dollari pari al 7,296 per cento.Al lancio del bond la guidance iniziale era di 500 punti base sul titolo di Stato americano a 10 anni in seguito alla forte domanda è stata abbassata di 12,5 punti base. In chiusura lo spread è stato fissato in 487,5 punti base sul Treasury a 10 anni che in euro corrisponde a 420 punti base sul tasso swap a 10 anni. Le banche che hanno seguito il deal sono state BofAML, Barclays, BNP Paribas, Citigroup, JP Morgan, Morgan Stanley e UniCredit Bank AG. Con questo ultimo bond, UniCredit conclude la sua quarta emissione dall’inizio dell’anno per un ammontare di funding quasi vicino ai 10 miliardi se si considera il private placement da 3 miliardi di dollari di fine dicembre. «L’emissione consente a UniCredit di accelerare l’esecuzione del piano di funding 2019 ai fini Tlac, contribuendo a rafforzare ulteriormente il Total Capital Ratio», si legge in un comunicato.
Due giorni fa Mediobanca aveva emesso un bond senior a 5 anni da 500 milioni di euro con richieste per oltre 2,1 miliardi di euro. «Il mercato è più ricettivo in questo periodo e c’è un ritorno di interesse sulle emissioni italiane – spiega un trader – almeno fino alla fine della scorsa settimana quando i timori di un rallentameto della crescita mondiale ha invertito la rotta dei mercati». Ieri il bund tedesco è stato collocato a tasso negativo come non succedeva dal 2016 un segnale dei timori degli investitori che il ritmo dell’economia sta cambiando.

Mara Monti

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