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Unicredit, i big hanno investito

Tutti gli azionisti di peso di Unicredit hanno preso parte all’aumento di capitale da 13 miliardi di euro che la banca ha condotto in porto con successo pochi giorni fa: lo ha confermato l’a.d. Jean Pierre Mustier, che non ha invece fornito alcun dettaglio sull’eventualità che l’istituto possa aver imbarcato nuovi soci rilevanti con questa operazione. «Non lo sappiamo ancora, lo sapremo tra un mese e mezzo», ha spiegato, riferendosi all’assemblea degli azionisti del 20 aprile.

Dopo la ricapitalizzazione, ha aggiunto il banchiere francese, «il futuro di Unicredit è molto luminoso per i suoi clienti, per i suoi azionisti e per i suoi dipendenti. Abbiamo voltato pagina rispetto al passato e stiamo costruendo un futuro nel quale noi saremo in grado di offrire prodotti e servizi ancora migliori ai clienti e di dare ai dipendenti un ottimo contesto per poter sviluppare le carriere».

Nessun dubbio sul fatto che il baricentro della banca continui a essere l’Italia: «Non abbiamo nessuna idea di evolverci verso un’identità francese», ha assicurato Mustier. Una risposta, questa, sia alle paure di un graduale spostamento verso la Francia, sia alle critiche per la scelta di destinare Pioneer a un compratore d’Oltralpe. «Pioneer è stata vista come esternazionalizzazione ai francesi, però non è proprio così», ha osservato l’a.d. di Unicredit. «È un grande asset e la sua gestione è ottima, ma non ha la giusta dimensione: è troppo grande per i clienti individuali e troppo piccola per gli istituzionali. La combinazione di Pioneer con Amundi dà quella massa critica su cui lavorare. Quindi sì, abbiamo esternalizzato, ma a questo scopo».

Quanto all’ingerenza di parti esterne, non rappresentano un problema: «Non subisco pressioni. Quello che pensiamo sia giusto lo sottoponiamo al cda, che finora ha accettato le nostre proposte. L’unica pressione che ho è quella di attuare il piano strategico, non subisco pressioni e nessuno mi dice di lavorare con un cliente e non con un altro. Facciamo ciò che è nell’interesse della banca».

Infine, il banchiere ritiene positiva la conclusione della vicenda Generali-Intesa: «Prima che tutto iniziasse, avevo già detto che per l’Italia è importante avere una compagnia assicurativa indipendente, quotata e internazionale».

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