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Unicredit batte le stime Ghizzoni incassa la fiducia

MILANO.
I conti 2015 di Unicredit mandano segnali incoraggianti agli investitori: specie su patrimonio e profitti, cresciuti organicamente e più delle attese. E in modo un po’ inatteso l’ad Federico Ghizzoni incassa la fiducia del cda mattutino. «Alla luce dei risultati 2015, migliori delle attese del mercato – riporta una nota – il presidente Giuseppe Vita e il cda ritengono opportuno esprimere l’apprezzamento al management per il lavoro svolto, e piena unanime fiducia all’amministratore delegato».
Tuttavia, in un contesto da panico sul settore, Unicredit è finita travolta a Piazza Affari, con un peggioramento finale che l’ha portata a 2,88 euro, giù di un altro 7,99%. Più di molte rivali e il doppio dell’indice Euro Stoxx banche europeo. Il motivo di tanto accanimento è inutile cercarlo nei numeri. L’utile netto, benché sotto ai 2 miliardi del 2014, si è tenuto a 1,7 miliardi, più degli 1,4 attesi dagli operatori grazie a un quarto trimestre chiuso con 153 milioni di profitti. E grazie a una tassazione nettamente più favorevole, con imposte d’esercizio cadute dell’89%. Il patrimonio primario misurato dall’indice Cet1 è salito nell’anno di 92 punti base, più di ogni banca europea (tranne Ubs e quelle che hanno ricapitalizzato): ora è al 10,94%, 119 punti base sopra le raccomandazioni della Bce. Il miglioramento è avvenuto principalmente per la “gestione attiva” che ha visto calare gli attivi ponderati per il rischio (Rwa), con beneficio di 29 punti base. Il dividendo, per il terzo anno pagato in azioni, è confermato a 0,12 centesimi; ma Ghizzoni ha detto che «grazie alla buona generazione di capitale saremo in grado dal 2016 pagare le cedole in contanti». Meno buone le commissioni, salite del 4,7% ma meno rispetto ad altre rivali, e gli accantonamenti su crediti, scesi del 4% ma ancora sopra ai 4,1 miliardi, e che gli esperti di Nomura, Citi, Jp Morgan hanno trovato alti. Ghizzoni ha detto a riguardo: «La qualità dei crediti è in costante miglioramento, la situazione dei deteriorati e delle sofferenze è totalmente sotto controllo e assai gestibile perché vantiamo livelli di copertura molto elevati». In generale, Goldman Sachs ha apprezzato «efficienza, qualità dell’attivo e patrimonio», guardando i conti, mentre Barclays (che consiglia di vendere) critica le commissioni sotto le attese. Anche per Citi il capitale è positivo, come i profitti grazie a una minore tassazione.
Ghizzoni ha detto: «Sono risultati di grande valore dato il contesto difficile, in particolare per le banche. L’attuazione del piano triennale procede sostenuta». Le indiscrezioni e le dichiarazioni recenti su ricambi manageriali interni il banchiere piacentino le ha commentate così: «Continuo a lavorare con la massima determinazione, non ho nemmeno il tempo di pensarci. Cerco sempre, contrariamente a qualcun altro, di seguire con attenzione e scrupolo i principi della governance di Unicredit e quindi parlo soprattutto con il cda, che fino a prova contraria rappresenta i soci».
Sembra che l’iniziativa presa dai consiglieri, di rinnovargli esplicitamente la fiducia, sia stata presa nelle ultime ore, anche per evitare destabilizzazioni ulteriori dei valori quotati della banca. «Mi ha fatto piacere – ha commentato l’ad – l’attestato ricevuto dal cda perché aiuta tutta la banca ad andare avanti con determinazione per portare a casa un 2016 che non sarà semplice». Proprio per questo, da qui all’assemblea di metà aprile, le voci forti della banca (Aabar, Blackrock, gli enti Crt e Cariverona, Del Vecchio e Caltagirone) dovranno chiarirsi le idee e valutare se la continuità al comando non sia preferibile all’incertezza di trovare una guida e proposizioni strategiche nuove.
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