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UniCredit e Banco Bpm si sfilano dalla partita: «Nessun interesse»

«Riconfermo di non aver alcun interesse a fare operazioni di fusione e acquisizione e che non verremo coinvolti in alcuna transazione». Firmato: Jean Pierre Mustier. L’amministratore delegato di UniCredit spazza via in un sol colpo qualsiasi ipotetica “discesa” della banca da lui guidata nel risiko bancario italiano, a partire da un fantomatico rilancio su Ubi, dopo l’Ops (offerta pubblica di scambio) di Intesa Sanpaolo su Ubi. E a tirarsi fuori dall’ipotesi di un’aggregazione con la banca lombardo-piemontese è anche BancoBpm, che il 3 marzo presenterà al mercato il nuovo piano industriale. «Noi stiamo facendo un piano stand alone, reduci da una fusione importante e andremo avanti per la nostra strada», dice il ceo, Giuseppe Castagna. Il manager, a proposito dell’apprezzamento espresso nei mesi scorsi per una fusione Ubi-Banco Bpm, spiega che «era stata una battuta che creò questa situazione ma che avevamo già ampiamente smentito. D’altra parte è stata smentita dai fatti». Va detto che per BancoBpm un’operazione di consolidamento, e un eventuale rilancio su Ubi, richiederebbe uno sforzo patrimoniale importante, che dovrebbe essere spiegato adeguatamente al mercato. Uno scenario che appare del tutto improbabile, allo stato attuale.

Tornando a UniCredit, con un messaggio rivolto ai dipendenti italiani del gruppo, pubblicato sul portale interno aziendale e diffuso ieri dall’Ansa, il banchiere francese ha voluto soffocare sul nascere i rumors che vedevano la banca come potenziale soggetto aggregatore di altre banche medie italiane, in particolare dopo l’exploit di Intesa. Qualcuno sul mercato ha iniziato a ipotizzare o un rilancio su Ubi o un interessamento nei confronti di BancoBpm, banca che oggi è di fatto un public company pura (peraltro alla pari di UniCredit), e per questo almeno teoricamente più facilmente scalabile. Un merger sarebbe stato proposto da alcune banche d’affari, ma trovando freddezza da parte di Mustier. «Cari colleghi», spiega Mustier, «siamo fortemente impegnati nel continuare ad accrescere il nostro sostegno all’economia reale in Italia» e «siamo, e rimarremo, una banca paneuropea» che offre alle «aziende italiane accesso alla nostra rete, unica nel suo genere, in Europa occidentale, centrale e orientale».

Mustier rivendica così la scelta di voler puntare sull’identità paneuropea di UniCredit e di offrire ai clienti italiani uno sbocco all’estero. E di fatto conferma così il suo mantra: no ad aggregazioni, almeno per tutta la durata del piano al 2023, ma piuttosto spazio a buyback azionari e alla generazione di valore per gli azionisti. Possibile peraltro che la comunicazione del ceo di UniCredit rivolta ai dipendenti italiani del gruppo serva anche a stimolare la rete nello sfruttare eventuali occasioni commerciali che l’aggregazione tra Intesa e Ubi porterà inevitabilmente con sè. In particolare in alcune aree, come Lombardia e Toscana, dove il gruppo potrebbe ambire a rafforzare la propria presenza, in particolare nel segmento Pmi e corporate.

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