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«Unicredit, banca per il Paese Servono imprese più grandi»

di Paola Pica

LONDRA – Nono piano di Moore House, building tutto vetri nel cuore della City, quartier generale londinese di Unicredit. Federico Ghizzoni è alla sua prima presentazione del bilancio annuale alla comunità finanziaria internazionale. Il debutto confortato dai risultati sopra le attese coincide con la firma del banchiere piacentino alla ristrutturazione della Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti. L’ingresso nel capitale e nel consiglio di Premafin, holding di Ligresti, segna una rottura dalla linea tracciata dal suo predecessore Alessandro Profumo. L’Unicredit di Ghizzoni è diventata “ banca di sistema”? «Bisogna intendersi sul significato di questa espressione: la mia idea di sistema è quella di impegnarmi di più a sostegno della crescita del sistema produttivo italiano. Oggi paghiamo, anche con il nanismo delle nostre imprese, il fatto che troppo a lungo non c’è stata una relazione forte con le nostre banche» . Vorrà mica sfidare Corrado Passera che di Intesa Sanpaolo ha fatto la banca di sistema per definizione? «Stimo molto Corrado. Ma non vedo il problema: Unicredit è un asset importante, un bene del Paese. E può dare il suo contributo» . Qualcuno intravvede tuttavia l’ombra lunga di Unicredit sulle partecipazioni di Ligresti: Mediobanca, della quale Piazza Cordusio è già primo azionista, e Rcs, l’editoria dalla quale Profumo aveva voluto uscire. «Questa operazione è stata fatta per proteggere il nostro credito. Eravamo soddisfatti dell’arrivo di Groupama, poi le cose sono andate diversamente. Sarebbe stato disastroso non ricapitalizzare Fondiaria Sai. Poi, certo, ci siamo interrogati sull’opportunità per la prima banca del Paese di gestire questa situazione complessa» . E la risposta quale è stata? «Che era importante avviare la ristrutturazione della seconda assicurazione del Paese. C’è una nuova governance, ma la gestione della compagnia resta autonoma» . E che dire dell’influenza di Unicredit nel primo e secondo gruppo assicurativo italiano. Nelle Generali attraverso Mediobanca e ora in Fondiaria Sai? «L’assicuratore è un mestiere che non saprei fare… battute a parte, questa è una ristrutturazione, non un investimento strategico» . Le pesa l’attivismo di alcuni suoi azionisti? Com’è il suo rapporto con le Fondazioni socie? «Ho impostato tutta la mia vita professionale sul dialogo, ci credo molto: trasparenza in cambio di trasparenza. Il consenso è necessario a tutti i livelli, senza non si governa. Come tutti i soci, anche le Fondazioni vogliono ottenere un ritorno sull’investimento» . Niente interferenze nelle scelte del management? Molti temono che la politica sia entrata in banca.. «No guardi, non ci sono interferenze sul nostro lavoro. Tantomeno da parte della politica. Anche perché se la politica fosse entrata in banca, probabilmente io non ci sarei già più» . Parmalat è un dossier che vi interessa? «Al momento non siamo coinvolti. Se ci sarà richiesto valuteremo» . Come procede la valorizzazione della società del risparmio gestito Pioneer? «Decideremo entro 2 o 3 settimane. Se le proposte non corrisponderanno alle nostre ambizioni, lavoreremo per tenerla e rilanciarla» . Sei mesi da amministratore delegato. Un primo bilancio? «La squadra c’è, è completa ed è motivata. Abbiamo responsabilizzato ancora di più le reti e semplificato i processi. Ora ci aspetta un 2011 in grande slancio: la Borsa ci ha dato subito un segnale di fiducia. Sapremo ricompensarla» .

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