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Unicredit : aspettando l’esame Bce Le rotte del timoniere Mustier

 

In realtà, come segno premonitore, si poteva considerare il fatto che la targhetta con il nome di Jean Pierre Mustier non era mai stata rimossa dalla sua stanza. Uscito da Unicredit nel 2014, vi ritorna in una situazione che lo vede come punto di riferimento necessario. Per il mercato e per gli azionisti. E non è un caso che la consultazione dei soci abbia subito un’accelerazione e che, aspettando l’insediamento del 12 luglio, il manager francese abbia detto, come primo elemento, che lavorerà al rafforzamento patrimoniale della banca di piazza Gae Aulenti. Stamattina era già nell’ufficio con Federico Ghizzoni per cominciare i passaggi di consegne.

Il quadroDi questi tempi, l’aspetto patrimoniale appare sempre più legato alla percezione che i mercati hanno delle istituzioni finanziarie. Così, nonostante i 44 miliardi di accantonamenti realizzati nel periodo della gestione Ghizzoni, un cuscinetto non da poco per mettere in sicurezza i crediti, la Borsa ha continuato a pensare che quella soluzione non potesse essere sufficiente. A Ghizzoni i soci riconoscono il fatto di aver governato la banca nella fase più delicata (quella post Lehman Brothers), ma già da febbraio il rapporto si era incrinato e dunque la scelta di arrivare alla svolta e alla discontinuità.

Ma quale sarà il primo dossier del manager francese? Si comincia ad agosto, con l’esito degli stress test sulle 53 banche europee. Per l’Italia l’esame riguarderà Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Popolare e Ubi banca. E lì si capirà anche quale dovrà essere l’ordine di grandezza dell’intervento sul capitale. Nei mesi scorsi i ragionamenti ruotavano intorno a 150 punti base per poter allineare i coefficienti patrimoniali alle condizioni richieste da Basilea.

Adesso, dopo la Brexit, bisognerà vedere. E’ probabile che ne serviranno di più. E soprattutto bisognerà vedere in che modo la scelta unanime su Mustier contenga anche l’orientamento favorevole dei grandi soci — da Aabar alle fondazioni Cariverona e Crt, all’Allianz — ad una consistente iniezione di capitale con un possibile effetto di diluizione. L’ipotesi ruota intorno ai 6 miliardi.

Le partiteC’è poi il capitolo delle eventuali dismissioni. Finora il gruppo, che resta il più internazionale tra gli italiani, ha mantenuto una sua unitarietà. Riuscirà a conservarla? La sua presenza europea, che va dalla tedesca Hvb alla polacca Pekao, all’austriaca BankAustria, si traduce nel fatto che il 55% degli attivi sono fuori dai confini nazionali. Un elemento che nella fase di grande recessione dell’Italia ha funzionato anche da paracadute. Mustier cosa deciderà di fare? Tema articolato, quello delle cessioni possibili o potenziali. Nel caso di BankAustria, dopo una lunga trattativa è stata risolta la questione del trattamento previdenziale dei dipendenti. Nel caso di Pekao, la banca di Varsavia acquisita nel 1999, un eventuale acquirente si troverebbe a dover lanciare un’offerta pubblica di acquisto nell’ordine di qualche miliardo di euro.

E qui arriviamo al punto che i soci hanno tenuto in conto per la scelta del successore di Ghizzoni: aver richiamato Mustier offre un vantaggio, la conoscenza di tutti questi dossier e dunque la rapidità di valutazione e decisione che altre scelte non avrebbero consentito. Classe 1961, il nuovo amministratore delegato nel 2014 andò via per una differente visione strategica con l’amministratore delegato uscente, si tratta ora di vedere che cosa farà.

Intanto la filosofia generale l’ha chiarita subito giovedì sera poche ore dopo la designazione: «Gli obiettivi fondamentali dovranno essere il rafforzamento dei requisiti di capitale e la crescita dei risultati economici attraverso una sempre più stretta relazione con i clienti e con una cultura del rischio molto attenta e disciplinata. In questo modo potremo assicurare una costante creazione di valore che è nell’interesse di tutti». Quanto questo sarà possibile con la continuità nella squadra o con innesti esterni ed uscite lo si vedrà nelle prossime settimane. Ma, da quello che si capisce, il mandato che ha ricevuto dagli azionisti, italiani ed esteri, è piuttosto ampio. E così non appare improbabile che assisteremo a un ricambio della prima linea del management in tempi non lunghissimi. Passo successivo una holding con sotto società più autonome per i vari Paesi.

Quando Mustier arrivò per la prima volta all’Unicredit, chiamato da Ghizzoni per sostituire Sergio Ermotti, che nel frattempo era passato all’Ubs, gli venne affidato il compito di rilanciare il corporate e l’investment banking. E per tre anni, nel periodo complicato per le aziende italiane, ha maturato un’esperienza che in questi mesi, nei quali si discute di come risolvere il problema delle sofferenze, come gestire il nodo delle garanzie, si rivelerà molto preziosa.

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