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UniCredit archivia l’aumento: venduti tutti i diritti inoptati

UniCredit ha completato l’ultimo passaggio dell’impegnativo aumento di capitale da 13 miliardi che costituiva l’obiettivo indispensabile per la pulizia di portafoglio e il rilancio. E, implicitamente, una prova di credibilità nei mercati in un momento non facile per le richieste di nuovi mezzi.
A tempo di record, anche per l’esiguità dell’inoptato (0,2% del capitale), ieri sono stati ceduti tutti i 1.469.645 diritti di opzione non esercitati nel periodo di offerta. La sottoscrizione delle nuove azioni dovrà essere effettuata, a pena di decadenza, entro e non oltre il terzo giorno di Borsa aperta successivo a quello di comunicazione della chiusura anticipata e quindi entro il 2 marzo. Gli acquirenti avranno azioni con le stesse caratteristiche di quelle in circolazione e godimento regolare – al prezzo di 8,09 euro per titolo, nel rapporto di 13 nuove azioni ogni 5 diritti inoptati.
Bisognerà attendere ancora, invece, per conoscere la nuova geografia dei soci e in particolare quelli “pesanti”. Le posizioni potranno emergere, per le quote rilevanti, dagli aggiornamenti o da nuove comunicazioni alla Consob e al mercato. O per comunicazione autonoma indipendentemente dall’entità della soglia.
Per ora solo alcuni investitori, e le Fondazioni in particolare, hanno aggiornato le loro quote. Fra gli enti, la Fondazione Manodori ha reso noto di aver aderito in modo parziale all’aumento e la quota è scesa dallo 0,32 allo 0,18%.
Con quote più alte, pur con adesioni parziali. avevano già comunicato variazioni le fondazioni Cariverona e Crt. L’ente scaligero si è posizionato all’1,9% che equivale alla sottoscrizione di circa due terzi della quota di competenza. In calo graduale anche la Fondazione Crt che mantiene una presenza dell’1,7 percento. Da precisare nel dettaglio le quote dei grandi istituzionali orientati, come Capital Research e Aabar, a mantenere le rispettive quote (6,7 e 5,04% del capitale).
Diversi consiglieri e manager hanno sottoscritto titoli: fra questi il presidente di UniCredit, Giuseppe Vita, per 1,1 milioni di euro e il direttore generale Gianni Franco Papa per 293mila euro. Le posizioni degli azionisti si delineeranno nelle prossime settimane e anche a ridosso dell’assemblea di bilancio del 20 aprile.
Il titolo ha retto senza fatica la maxioperazione e anche negli ultimi giorni la trattazione dei diritti aveva mostrato un interesse non scontato al momento dell’annuncio della ricapitalizzazione e del piano messo a punto dall’amministratore delegato Jean Pierre Mustier. Nell’ultimo mese (l’aumento è partito il 6 febbraio) il titolo UniCredit si è scostato poco dalle posizioni iniziali che, con il raggruppamento dei titoli e le caratteristiche dell’offerta, erano vicine ai 13 euro. Ieri sera a fine seduta il titolo valeva 12,46 euro (+2,47% la performance giornaliera) e in queste settimane ha provato a riavvicinarsi ai 13 euro. La performance annuale del titolo resta negativa (-26, 48%).

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