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UniCredit apre a Generali ma l’insidia è nell’antitrust

di Riccardo Sabbatini

Collaborazione tra Generali ed UniCredit? Chissà, ma senz'altro non Italia dove la strada è sbarrata dall'Antitrust. L'accenno a possibili sinergie con il Leone contenuto nell'intervista dell'amministratore delegato di UniCredit Federico Ghizzoni a Il sole 24 ore – «auspico di sviluppare insieme il business industriale» – ha subito acceso, ieri, la fantasia degli osservatori. UniCredit e Generali non soltanto sono stelle di prima grandezza nell'industria finanziaria della penisola ma sono anche tra i pochi attori italiani presenti, con un peso significativo, sulla scena internazionale. È forse in quest'ultima direzione, e soprattutto verso la Germania, che andrebbero interpretate le avance del manager di Piazza Cordusio.

A fine 2010 si è conclusa l'esperienza di bancassurance delle Generali con Commerzbank, un'alleanza che non ha realizzato compiutamente le speranze che vi erano state riposte. Ed ora che il posto del Leone è stato preso da Allianz, la compagnia italiana non ha più un canale bancario e colloca le sue polizze in Germania – una raccolta di 17 miliardi di euro nel 2010 – attraverso una rete di 6.400 agenti, 35 mila promotori e la Cosmos, compagnia leader per la vendita diretta e attraverso internet di prodotti assicurativi. Potrebbe aggiungere a questi terminali distributivi anche gli 818 sportelli di UniCredit-Hvb? Il tema è delicato perché l'istituto di credito milanese ha ancora in essere, in terra tedesca, un accordo di bancassurance con Ergo compagnia che fa capo a Munich Re azionista a sua volta della stessa Allianz (oltrechè di UniCredit). Quando il colosso bavarese inglobando Commerzbank scalzò nei fatti il gruppo italiano, l'allora presidente delle Generali Antoine Bernheim parlò di una sorta di risarcimento che sarebbe stato dovuto alla compagnia triestina. Ma poi non se ne fece nulla. Ieri il Leone non ha commentato l'intervista di Ghizzoni e, peraltro, non è detto che sia interessato a percorrere in terra tedesca l'ipotesi di un grande accordo di bancassurance. È una strada che in Italia ha abbandonato da tempo, da quando si concluse (2009) l'esperienza con Intesa Sanpaolo dalla quale era nata la joint venture di Intesa vita. Allora i manager del Leone, a cominciare dall'attuale group ceo Giovanni Perissinotto furono categorici. In futuro Generali avrebbe sottoscritto accordi soltanto con istituti di credito di piccole e medie dimensioni ma non più con grandi player. A loro giudizio quelle intese, oltre a non apportare grande valore ad un assicuratore, non gli permettono di entrare in contatto diretto con la clientela bancaria, ben presidiata dal partner creditizio che impone di volta in volta le sue priorità nella distribuzione di prodotti finanziari alla clientela.

A sbarrare la strada di possibili alleanze in Italia, oltre alle scelte strategiche, vi è comunque l'ostacolo al momento insuperabile rappresentato dall'Antitrust. Quando nel 2007 UniCredit si fuse con Capitalia, l'autorità garante del mercato autorizzò quell'integrazione a patto di erigere barriere rigorose a possibili intrecci proprio con Generali. In virtù di quella fusione, infatti, la banca milanese, attore di prima grandezza nel mercato della bancassurance – ha in essere accordi con Allianz, Aviva, Cnp e FonSai – diveniva il maggior azionista di Mediobanca a sua volta socio di riferimento del Leone triestino. Ad UniCredit venne addirittura imposto di non esercitare il diritto di voto sulle azioni detenute (e successivamente cedute) nella compagnia triestina. Per non parlare di possibili partnership nelle polizze, un divieto che dura tuttora.

 

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