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Unicredit, altro record

Unicredit ha chiuso il 2018 con un utile netto rettificato in crescita tendenziale del 7,7% a 3,9 miliardi di euro, mentre i ricavi sono scesi dell’1,1% a 19,7 miliardi. L’utile netto ha accusato un calo da 5,47 a 3,89 miliardi. I costi operativi si sono ridotti del 5,6% a 10,7 miliardi, superando l’obiettivo di 11 mld che la banca aveva indicato. Il cost-income è migliorato di 2,6 punti al 54,2%. Le rettifiche su crediti sono diminuite del 10,9% a 2,6 miliardi di euro. Gli accantonamenti sono ammontati a 2,3 miliardi, compresi quelli addizionali per le sanzioni americane.L’impairment di 846 milioni, effettuato nel terzo trimestre sulla quota della partecipata turca Yapi, ha contribuito a produrre una perdita netta da investimenti pari a 485 mln. Il margine d’interesse si è invece rafforzato del 2,1% a 10,9 miliardi. I crediti verso la clientela sono saliti del 5% a 433,6 miliardi e la raccolta ha evidenziato una crescita del 2% a 422 mld. Le commissioni nette si sono attestate a 6,8 miliardi (+0,9%). Il Cet1 fully si è posizionato al 12,07%.

Nel quarto trimestre l’utile netto è stato di 1,727 miliardi rispetto agli 800 milioni di dodici mesi prima. L’utile rettificato è salito del 19,9% a 840 milioni: il dato rappresenta il migliore quarto trimestre negli ultimi dieci anni per la seconda volta consecutiva. I ricavi sono diminuiti dell’1% a 4,9 miliardi. Il cda proporrà un dividendo in contanti di 0,27 euro, con un payout del 20%.

La banca ha confermato gli obiettivi di utile netto 2019 pari a 4,7 miliardi e di un rote superiore al 9%, con un obiettivo di Cet1 del 12-12,5%. L’a.d. Jean Pierre Mustier ha ribadito che quest’anno la crescita avverrà soltanto a livello organico, di fatto chiamandosi fuori dalle indiscrezioni che indicano da mesi una fusione transfrontaliera a livello europeo. La partecipata turca Yapi Kredi continuerà a essere parte integrante del gruppo, in considerazione del buon contributo che ha fornito ai risultati. Contrariamente a quanto fatto nei giorni scorsi da Intesa Sanpaolo e da Banco Bpm, Mustier non ha fornito indicazioni precise sulla possibile svalutazione che Unicredit potrebbe avere operato sui circa 60 milioni di euro della quota del bond subordinato erogato dal Fondo interbancario per mettere in sicurezza Carige: «Non commento mai i fatti che riguardano altre banche, ma mi limito a ricordare che abbiamo sempre un approccio conservativo al rischio».

Infine, il capoazienda ha precisato che la nuova organizzazione della struttura non prevede più la figura del direttore generale dopo l’uscita di Gianni Franco Papa: «Ci sarà una prima linea di otto persone a diretto riporto, molto solida».

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