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UniCredit, al via i colloqui con i candidati

Dalle Fondazioni ai soci privati, fino ad alcuni istituzionali, l’auspicio condiviso per lo più dagli azionisti italiani sarebbe quello di chiudere la prossima settimana.
Ma fino a ieri sera il pressing non si era tradotto in una richiesta formale al presidente nè al consiglio, dove buona parte dei soci è rappresentata.
Si vedrà nelle prossime ore: l’agenda ufficiale, per il momento, prevede una riunione del comitato nomine per il 30 giugno e un cda per il 7 luglio.
«Sto bene dove sto», ha detto ieri l’amministratore delegato del gruppo Unipol Carlo Cimbri, riecheggiando il messaggio lanciato lunedì ai suoi da un altro papabile, Marco Morelli. Una battuta, quella dei due manager, che però potrebbe avere un fondo di verità, si ragiona in UniCredit: a un manager apprezzato e allocato altrove non si può chiedere una risposta in poche ore, ma un’analisi approfondita della situazione accompagnata – probabilmente – da un confronto con i soci e il mercato sulle prime mosse da compiere, visto che ci sarà da mettere in agenda un nuovo piano capace di impattare massicciamente sul capitale.
Chi chiede più tempo, invece, ricorda che in Generali e Zurich per scegliere un interno o un ex, sono serviti un paio di mesi.
Sta di fatto che intanto dai consulenti di Egon Zehnder sarebbe stata messa nero su bianco una prima lista molto ampia di una ventina di manager: pochi di loro rispondono integralmente al profilo – molto ambizioso – delineato giovedì scorso dal consiglio, e ieri secondo quanto risulta a Il Sole, sarebbero partiti i primi colloqui su una rosa più ristretta di 5-10 figure.
A quanto pare l’interesse a prendere in mano le redini da Federico Ghizzoni non manca, e altri colloqui seguiranno oggi e nei prossimi giorni; la Bce segue a distanza (e informalmente avrebbe trasferito qualche input preliminare su alcuni candidati), alla fine del primo round di colloqui si valuterà se il numero di risposte positive è sufficiente per procedere con la selezione.
Italiano o estero, il candidato deve avere familiarità con l’Italia e parlare fluentemente ovviamente l’inglese, avere competenza fresca di commercial banking e consuetudine di rapporti con diverse autorità di vigilanza: pochi i curriculum con tutte queste competenze, e per ampliare la rosa non si esclude di interpellare il consiglio onde derogare su alcune.
Altra ipotesi, secondo quanto si apprende da fonti esterne alla banca, un ticket tra il futuro ceo e un manager di punta (difficilmente un dg, visto che lo sdoppiamento è sgradito alla Vigilanza) a cui affidare l’Italia: la soluzione potrebbe consentire di integrare i due profili e soddisfare più stakeholder.
La rosa dei papabili rimane più o meno sempre la stessa, con Alberto Nagel e Marco Morelli, Jean Pierre Mustier, Sergio Ermotti, Andrea Orcel e Giampiero Maioli in prima fila, a cui si aggiungerebbero in una rosa più ampia Gaetano Micciché (”Non dico una parola”, ha dichiarato ieri), Flavio Valeri, ma anche Corrado Passera nonché Fabrizio Viola. In rosa anche degli interni, con Gianni Papa e Carlo Vivaldi su tutti.
Chiunque sia, tra i dossier che finiranno sul tavolo del nuovo ceo ci sarà anche un esame della presenza fuori dall’Italia.
Tra le poche certezze l’uscita dall’Ucraina con la cessione di Ukrsotsbank in fase di completamento ai russi di Alpha Group: è di ieri, però, la notizia di un nuovo aumento da 185 milioni di euro della banca locale.
Si tratterebbe dell’ultima “bolletta” a carico di UniCredit prima del definitivo passaggio all’acquirente: l’aumento, peraltro, sarebbe già stato contabilizzato nel bilancio 2015 del gruppo.

Marco Ferrando

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