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UniCredit al riacquisto dei bond. A Vita il mandato sulla governance

Le intenzioni di soci e consiglieri sono bellicose, ma anche garbate. E così, dopo la riunione di lunedì alle 3, anticipata ieri da Il Sole 24 Ore, la palla ora è nelle mani del presidente Giuseppe Vita: come si conviene in questi casi, è a lui che toccherà istruire la pratica del tagliando in corsa alla governance di UniCredit. Mettendo in discussione anzitutto il consigliere delegato, Federico Ghizzoni; per il manager che guida la banca dal 2010 la stima dei soci è fuori discussione, tuttavia ormai sembra altrettanto condivisa la necessità di un ricambio in tempi ragionevolmente brevi.
Ma non sarà facile, perché su tutto il resto i soci – l’altroieri nell’ufficio di Ghizzoni era presente circa il 15% del capitale – sembrano ancora piuttosto disallineati: di qui, appunto, l’impressione che saranno necessarie alcune settimane per trovare un accordo. Quando si sarà fatto qualche passo avanti con ogni probabilità verrà investito il Comitato nomine (presieduto dal vice presidente Luca Cordero di Montezemolo e composto tra gli altri dal presidente Vita, dagli altri due vice Calandra e Palenzona), che potrebbe affidarsi a una società di head hunter. Scelta non scontata, questa, ma significativa.
L’incertezza senz’altro non aiuta, ma ieri il mercato ha reagito con misura alle indiscrezioni di stampa. Il titolo UniCredit è partito con il turbo a Piazza Affari (toccando il +4%) per poi ripiegare e chiudere a -1,95%, sempre in scia al resto del settore. Come a dire che la Borsa sconta da tempo la situazione fluida in cui versa la banca, dove i rumors su un possibile ricambio si inseguono da mesi, insieme ai timori di un possibile aumento di capitale.
Tema, quest’ultimo, su cui ieri sono tornati a esercitarsi gli analisti. Il ricambio al vertice viene visto infatti come possibile premessa a un rafforzamento, che spazia dai 5 miliardi stimati da Equita ai 7 di Barclays; in ogni caso, «ai prezzi correnti di mercato un aumento sarebbe altamente diluitivo», come faceva notare ieri una nota di Banca Akros. Toccherà al (possibile) nuovo ceo prendere la decisione sull’aumento, ma sempre a proposito di capitale proprio ieri la banca ha comunicato il lancio di un’offerta di riacquisto in contanti su quattro dei propri bond subordinati in circolazione, di cui 375 milioni sul Tier 2 scadenza 2021 (non più valido ai fini deil capitale di vigilanza Cet 1) e altri 325 su tre titoli Tier 1. L’offerta è partita ieri e si concluderà martedì prossimo: l’obiettivo è quello di abbassare il costo della raccolta, con conseguenti benefici sulla redditività e dunque a tendere anche sul capitale.
I titoli in questione sono tra quelli che sul secondario erano stati più penalizzati dall’incertezza che circonda la banca. E così si spiega perché sul mercato gli occhi restino puntati al confronto in essere tra i soci. Un confronto che dura ormai da mesi ma che nelle ultime ore è culminato nella volontà di coinvolgere direttamente il ceo, Ghizzoni. «Finora non ho ricevuto alcun segnale di questo tipo», aveva risposto il manager a Il Sole 24 Ore la settimana scorsa, quando gli si era chiesto di eventuali richieste di passi indietro. Lunedì, evidentemente, il segnale è arrivato. Ma, come si diceva, la strada non è ancora definita. D’altronde la pattuglia dei soci che si sono incontrati lunedì è eterogenea: le Fondazioni presenti in consiglio (Torino e le emiliane), quella assente (Verona) ma che non disdegnerebbe di rientrare, il primo azionista Aabar (rappresentato in consiglio da Luca Cordero di Montezemolo), i soci privati e soprattutto i fondi, quegli stessi che – un anno fa, in assemblea – avevano portato in maggioranza la lista Assogestioni, che però contemplava solo il nome di Lucrezia Reichlin. Che lunedì era presente e “attiva” all’incontro.
Una formazione eterogenea, si diceva, che non a caso avrebbe idee diverse sulla strada da imboccare (aumento sì o no) e quindi sul manager ideale a cui affidare la guida. Come anticipato ieri, c’è chi propende per un estero (il nome più ricorrente ora è quello di Jean-Pier Moustier, già a capo del Cib di UniCredit), ma anche chi preferirebbe un’opzione italiana: in questo caso, circolano le ipotesi di Marco Morelli, vicepresidente per l’area Emea di Bofa-Merrill Lynch, del ceo di UnipolSai, Carlo Cimbri, e del presidente di Banca Imi, Gaetano Miccichè. Due ipotesi a cui si aggiunge la terza, cioè quella di una soluzione interna: i candidati naturali sarebbero la vice dg Marina Natale, il responsabile Cee Carlo Vivaldi o l’altro vice dg Gianni Papa. Ieri Reuters ha rilanciato anche le ipotesi di Bruno Ermotti o Andrea Orcel di Ubs (da sempre sostenuto dai veronesi), ma anche del ceo di Mediobanca Alberto Nagel, che aprirebbe nuovamente suggestivi scenari di convergenza tra Piazzetta Cuccia e Gae Aulenti.

Marco Ferrando

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