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UniCredit al primo test dei fondi esteri

A meno di due mesi dalla chiusura dell’aumento di capitale da 13 miliardi, oggi in assemblea si scoprirà che cos’è la nuova UniCredit. O meglio, si avrà qualche elemento in più per identificare il nuovo azionariato, a trazione estera, che ha consentito a Jean Pierre Mustier di portare a casa la più grande ricapitalizzazione mai tentata in Italia.
Un dato è certo: il capitale di oggi, dal punto di vista qualitativo oltre che quantitativo, è diverso da quello che il 12 gennaio – sempre in assemblea, sempre a Roma nell’ex sede Capitalia dell’Eur – aveva deliberato l’aumento quasi all’unanimità, nonostante i legittimi patemi di qualche socio, per lo più piccolo. La valanga di nuova carta ha travolto proprio loro, i cassettisti, ma anche buona parte dello storico nocciolo duro composto da Fondazioni e soci privati, che complessivamente si è assottigliato poco al di sopra del 5-6%. Tutto il resto è in mano ai fondi. Quali? Oggi si dovrebbe saperne qualcosa in più, visto che sul sito della banca l’unica presenza segnalata oltre il 5% sono gli arabi di Aabar, che in fase di aumento hanno difeso la loro quota; in autunno si era palesato Capital Research, salito fino al 6,5% e poi diluito.
Ieri la banca è stata protagonista a Piazza affari (+6%) in una seduta particolarmente brillante per i bancari, mentre i numeri e le sensibilità che emergeranno oggi in assemblea saranno determinanti per il cantiere della governance preannunciato l’altroieri dal presidente, Giuseppe Vita, nell’intervista a Il Sole 24 Ore: da domani, infatti, inizia l’ultimo anno della legislatura, e nel 2018 ci sarà da rinnovare il board secondo nuove regole che tengano conto del nuovo azionariato da public company. Uno dei punti fermi (e annunciati al mercato) è la riduzione del consiglio, da 17 a 15 membri, e delle vice-presidenze, da tre a una: decisioni prese anzitutto all’interno del comitato Governance presieduto da Luca Cordero di Montezemolo; in teoria, le novità entreranno in vigore con il rinnovo del prossimo anno, ma in coerenza con quanto le ha ispirate è probabile che oggi Montezemolo annunci le dimissioni da vice presidente per anticipare i tempi; altrettanto aveva fatto a inizio marzo Fabrizio Palenzona, che ha rinunciato alla carica di vice restando in consiglio fino a fine mandato. Risultato: Vincenzo Calandra Buonaura, che è anche vicario, resterà unico vice presidente.
Tornando all’assemblea di oggi, un primo indicatore significativo sarà quello relativo all’affluenza. Un anno fa si era presentato il 46% del capitale, quasi equamente ripartito tra fondi esteri e soci stabili, più o meno come l’anno prima quando si era rinnovato il board (e la lista di Assogestioni aveva superato quella di maggioranza): domani, stando ai rumor della vigilia, è atteso oltre il 55%, forse addirittura il 60%. Se le previsioni saranno confermate, si tratterebbe di un primo successo per la banca e per l’”uomo dei fondi”, Mustier. Tra la lettura delle partecipazioni rilevanti – oltre il 2% – e i verbali depositati successivamente, si avrà il quadro del nuovo azionariato, compresa l’eventuale componente degli hedge – un po’ irrequieta rispetto agli istituzionali long term e dunque monitorata con un po’ più di attenzione in Piazza Gae Aulenti.
All’ordine del giorno, il bilancio 2016 della “vecchia” UniCredit, chiuso in rosso per 11,4 miliardi, e le politiche retributive con relativi incentivi per chi guida la “nuova” UniCredit: difficile immaginare colpi di scena al momento del voto, anche se – visto il precedente dell’Eni di settimana scorsa, quando i fondi si sono spaccati proprio sugli incentivi – sarà interessante vedere come si posizioneranno gli istituzionali.

Marco Ferrando

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