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UniCredit, addio a Mediobanca: l’intera quota venduta in un’ora

Un matrimonio di 73 anni archiviato in un’ora. Con quello che in gergo finanziario si chiama «acceletared bookbuilding», UniCredit ieri sera a mercati chiusi ha infatti venduto l’intera partecipazione dell’8,4% che deteneva in Mediobanca per una cifra che gira intorno agli 800 milioni di euro. L’operazione è stata annunciata intorno alle 19. E un’ora dopo Bank of America, Morgan Stanley e UniCredit Cib, cioè le banche che erano state incaricate di curare il collocamento accelerato, già cantavano vittoria: la domanda per il pacchetto di azioni – hanno scritto in un messaggio girato alle sale operative alle 20,15 – era a quell’ora superiore all’offerta. La vendita era insomma già andata abbondantemente in porto. A rendere possibile questo collocamento lampo – per loro stessa ammissione – è stato l’ordine d’acquisto di un (o più di uno) grosso investitore. Domanda «anchor», la definiscono con il linguaggio freddo della finanza. Insomma: qualcuno che ha comprato una grossa fetta del pacchetto. Chi sia, però, è ancora un mistero.

Di certo c’è il fatto che, con un’operazione lampo, UniCredit chiude un capitolo della storia finanziaria d’Italia. La banca oggi guidata da Jean Pierre Mustier non solo era (fino a ieri) il primo azionista di Mediobanca ma era anche stata socia fondatrice dell’istituto creato da Enrico Cuccia nel 1946. Dopo 73 anni di cammino insieme, però, il divorzio era ormai maturo. L’operazione ha trovato il consenso unanime del Cda di UniCredit, che da tempo voleva disimpegnarsi da quella che veniva ormai considerata una mera partecipazione finanziaria. Soprattutto dopo che erano andati a vuoto i tentativi di riformare la governance. Così per UniCredit era solo questione di tempo: bisognava aspettare che il titolo Mediobanca salisse sopra il valore di carico, che al 31 dicembre scorso risultava a 9,89 euro. Ora è accaduto: chiudendo ieri a 10,78 euro, cioè ai massimi dal 2008, Mediobanca ha guadagnato il 29% da metà agosto e il 46% da inizio anno. E, soprattutto, ha superato il valore di carico di UniCredit.

Così i tempi sono diventati maturi per la vendita che consentisse a UniCredit un’uscita neutrale dal punto di vista del capitale e delle plusvalenze. Una piccola plusvalenza c’è stata, ma risibile. La partecipazione in Mediobanca è stata infatti venduta a 10,53 euro per azione (almeno, queste sono le indicazioni che arrivano dal mercato), con un minimo sconto sulla chiusura di Borsa. Prezzo che ingloba anche il dividendo di 0,47 euro per azione che Piazzetta Cuccia staccherà il 20 novembre.

L’operazione è dunque limpida e chiara nella logica. L’unico punto interrogativo che permane riguarda l’investitore «anchor». Chi è? Nelle sale operative ieri girava voce, ma senza alcuna base solida, che potesse trattarsi di un hedge fund americano. Ovviamente gli occhi sono tutti rivolti sulla Delfin di Leonardo Del Vecchio, ma sembrerebbe poco probabile che sia lui l’«anchor investor». Da un lato perché, avendo il 7,5% e non avendo ancora l’autorizzazione a salire oltre il 10%, potrebbe avere acquistato solo una piccola percentuale del pacchetto messo in vendita. Dall’altro perché tutte le fonti interpellate sembrerebbero escludere un’intervento di Del Vecchio sul pacchetto. Infine converge verso questa direzione anche l’indicazione che era arrivata alle banche collocatrici da UniCredit: vendere il pacchetto di azioni Mediobanca nella maniera più diversificata e internazionale possibile. Il fatto che il collocamento lampo sia partito alle 19, e non subito dopo la chiusura di Borsa come solitamente accade negli «accellerated bookbuilding», potrebbe proprio significare che le banche collocatrici non fossero così interessate agli investitori italiani. Resta però il mistero: chi è l’«anchor investor»? Oggi UniCredit presenta i conti e tiene la consueta conference call: chissà se qualcuno lo chiederà.

Luca Davi

Morya Longo

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