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Unicredit, addio al tetto del 5% Saccomanni: dialogo fondamentale

Unicredit cambia la governance e Fabrizio Saccomanni, «candidato ideale» alla presidenza al posto di Giuseppe Vita quando verrà nominato il nuovo consiglio dice: «Il buon governo societario costituisce un elemento chiave che viene valutato da investitori e autorità di supervisione. Il dialogo con tutti i nostri stakeholder è e dev’essere un riferimento costante. È un elemento chiave per rafforzare la capacità di una grande banca paneuropea come la nostra di affrontare le sfide che ci attendono. A questo obiettivo intendo dedicarmi con il massimo impegno».

Saccomanni fa un riferimento esplicito, fra i vari punti della riforma statutaria approvata ieri dall’assemblea con voti quasi unanimi e una presenza pari al 62% del capitale sociale, alla facoltà attribuita al consiglio uscente di presentare una propria lista di candidati per il board futuro da sottoporre al voto dei soci. Si tratta di un passo orientato a considerare Unicredit come una public company. E d’altra parte, come ha segnalato all’inizio dei lavori Vita, in seguito all’aumento di capitale da 13 miliardi effettuato lo scorso febbraio la quota detenuta dagli investitori esteri di Unicredit risulta «pari a circa il 75%», dato in crescita rispetto al precedente 65%.

Così come vanno nella stessa direzione altre due svolte nella corporate governance dell’istituto guidato da Jean Pierre Mustier. In primo luogo viene abolito il tetto al 5% del diritto di voto, «storica» regola introdotta nello statuto dell’allora Credito italiano che era controllato dall’Iri in vista della privatizzazione. E se allora la previsione era stata studiata proprio perché l’ingresso sul mercato avvenisse con ampia diffusione di soci, oggi appare desueta. O per meglio dire, come viene sottolineato nella relazione illustrativa dal board, non più in linea con le «best practice, che favoriscono un sistema di voto proporzionale al capitale investito».

Terzo significativo cambiamento è il raddoppio da 1 a 2 dei posti riservati nel board alla lista di minoranza che ha ottenuto più voti, indipendentemente dal numero dei componenti il consiglio. Un passo per «assicurare agli azionisti di minoranza una più significativa rappresentanza» e che non è escluso possa essere seguito in futuro da ulteriori aperture, soprattutto pensando al peso degli investitori internazionali.

Infine, sempre con l’obiettivo di seguire «modelli» più internazionali, è stata approvata la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio, che del resto oggi rappresentano in termini di quantità un millesimo rispetto a quelle ordinarie. E poi l’istituto trasferisce la sede sociale da Roma a Milano. Anche per questo Vita ieri mattina ha detto che «il sole splende su Milano, il sole splende su Unicredit. È un’assemblea storica perché è la prima a Milano e nel Pavillon», la grande sala completata accanto appunto alla torre di UniCredit.

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