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UniCredit, accordo sulle vendite

Aumento della produttività, sì, ma anche benessere. È con questa premessa che si apre l’accordo siglato da Unicredit e dai sindacati sul benessere nei luoghi di lavoro e sulle politiche commerciali. Il protocollo si innesta in un percorso ampio e internazionale: dà infatti seguito alla Dichiarazione Congiunta del Cae sulle vendite responsabili del 2015 (a presiedere il Cae è Angelo Di Cristo della Fabi), un documento di cui a livello europeo si è dotata solo Unicredit. La stesura, da parte aziendale, è avvenuta a quattro mani tra la direzione delle risorse umane e quella commerciale, proprio per ribadire la centralità dei tre pilastri fondanti e cioè i clienti, i prodotti e i lavoratori.
«Questo accordo rappresenta un valido strumento per tutelare la dignità professionale dei dipendenti e un primo importante passo per favorire a livello aziendale una cultura della vendita responsabile», spiega Mauro Morelli, segretario nazionale Fabi. Entrando nel merito, innanzitutto «la comunicazione verso i collaboratori e il monitoraggio dei risultati devono essere chiari, univoci ed esaustivi», spiega il segretario nazionale della Fisac Cgil Elena Aiazzi. Le comunicazioni poi «non devono essere fatte con eccessiva frequenza o con inutili ripetizioni e non devono contenere messaggi fuorvianti, vessatori e ambigui di non rispetto della legge», continua Aiazzi. Nell’accordo Unicredit si prevede inoltre che le riunioni commerciali debbano essere effettuate nell’orario di lavoro previsto dal contratto. Il ruolo della formazione viene riportato in primo piano per favorire l’acquisizione, tra le altre, delle competenze tecnico/giuridiche, commerciali e di modalità corretta di relazione fra responsabile e collaboratore e di relazione con la clientela. Altro capitolo rilevante è la gestione dei budget che devono essere sostenibili e improntati alla fidelizzazione sul medio e lungo periodo. Infine viene risaltato il ruolo della bilateralità con l’istituzione di un’apposita commissione paritetica e degli osservatori regionali per monitorare l’applicazione del protocollo.
L’accordo siglato in Unicredit (dopo quelli di Intesa e Mps)a questo punto potrebbe tirare la volata al negoziato in Abi per definire un quadro di regole nazionale. «Per garantire la clientela, gli stessi lavoratori bancari e gli investimenti dei correntisti e per inibire le pressioni commerciali serve la condivisione di regole chiare e trasparenti – dice Lando Maria Sileoni (Fabi)-. Il codice etico va definito concordando anche penalità e forme di sanzionamento. Dev’essere di facile lettura e ben visibile nelle agenzie». Giulio Romani (First Cisl) si attende che «il tavolo nazionale produca un indirizzo di sistema che, valorizzando anche i principi su cui gran parte delle banche hanno costruito i propri codici etici, individui gli strumenti più idonei a presidiarne il rispetto. Crediamo inoltre sia fondamentale affrontare la questione della partecipazione dei lavoratori agli organi di controllo». Per Agostino Megale (Fisac), «l’obiettivo con Abi è raggiungere un accordo valido per tutto il sistema che sia leggermente più avanzato degli accordi o dei codici sin qui realizzati e che soprattutto contrasti le pressioni indebite e sia vincolante per tutti». Massimo Masi (Uilca), sottolinea «l’urgenza di trovare un accordo su questi temi che però sembrano essere di interesse per alcune banche e non per altre. Questo accordo è importante, il paese ha bisogno di ristabilire un clima di fiducia con i risparmiatori».

Cristina Casadei

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