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UniCredit accelera sul piano-Npl

Il fondo Atlante, con il pericolo (scampato) su Popolare Vicenza e soprattutto le nuove prospettive di valorizzazione degli Npl, che vedono UniCredit pronta ad accelerare con un programma di cessioni che ha consentito di alleggerirsi di 10 miliardi di sofferenze in tre anni. Il dividendo confermato, nella doppia forma scrip o cash. Ma anche la punizione inflitta dalla Borsa – un anno fa il titolo valeva 6,4 euro, ieri ha chiuso a 3,3 – con i conseguenti malumori tra gli azionisti, pur a fronte di un coefficiente patrimoniale migliorato organicamente, unica via per allontanare i timori di possibili necessità o richieste di aumento. C’è qualche problema e diverse opportunità nel presente di UniCredit, ci vorrà ancora un po’ di tempo per capire se a prevalere saranno gli uni o le altre, ma intanto ieri davanti ai soci in assemblea – probabilmente l’ultima convocata a Roma – i vertici hanno dato conto di uno scenario in profonda e rapidissima evoluzione, per il gruppo così come per il resto del settore: «Certo la banca da sola i miracoli non li può fare, ma se l’economia riparte noi siamo pronti», ha sintetizzato con efficacia il presidente Giuseppe Vita, parlando con i giornalisti al termine delle sette ore di lavori assembleari.
All’Eur, nella sede che fu di Capitalia, ieri si è presentato il 46% del capitale, quasi equamente ripartito tra fondi esteri e soci stabili, più o meno come l’anno scorso quando si era rinnovato il board (e la lista di Assogestioni aveva superato quella di maggioranza). Assente Fondazione CariVerona, che ormai si considera un istituzionale senza obbligo di presenza, si è rivista la Fondazione Roma – presenza da zero virgola nel capitale ma dal forte peso politico – e come l’anno scorso non hanno mancato l’appuntamento i soci libici, presenti per delega vista anche la complessa situazione che si vive a Tripoli. Avviando i lavori, senza troppi giri di parole, Vita ha richiamato «l’mpatto mediatico ed emotivo a seguito dello “tsunami” che a inizio 2016 ha travolto la Borsa e non ha risparmiato UniCredit», invitando poi i soci a «separare chiaramente l’andamento borsistico da quello reale». Non una vera e propria excusatio non petita, ma la volontà di ricordare il reale stato di salute della banca, con il Cet1 al 10,94% in anticipo di due anni sul piano e 1,7 miliardi di utili con i 12 centesimi di dividendo confermati.
Le tensioni sono «più fuori che dentro la banca», ha detto il ceo Ghizzoni. E al socio Bertani che domandava quale sia il clima nel board, dove ancora giovedì scorso si è passata al setaccio l’operazione PopVicenza, il manager si è detto «soddisfatto». D’altronde, ha aggiunto, «le critiche e gli stimoli arrivano ma sono di stimolo a far meglio», come a dire che la situazione – definita «dinamica» – non è fuori controllo.
Anzi, il piano varato a novembre prosegue, e una particolare spinta si registra sul fronte Npl. Il Fondo Atlante potrà contribuire, direttamente (la banca non esclude di cedere propri pacchetti) ma anche indirettamente, con un miglioramento generalizzato dei prezzi. Tra gli attivi del gruppo ci sono 50 miliardi di sofferenze lorde, 19,9 al netto delle coperture di cui 15 in Italia: di queste, il piano punta a smaltirne 10 entro i prossimi tre anni, nonostante un’incidenza delle sofferenze nette pari al 4,4% sul totale dei crediti netti, sopra la media di sistema. Giusto l’altroieri UniCredit ha siglato un accordo con AnaCap per la vendita di un portafoglio di crediti unsecured da 420 milioni, ma secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore già nel board di giovedì scorso si sono esaminati i prossimi dossier in pipeline, con una finalizzazione attesa di qui alle prossime settimane: si tratterebbe del progetto Sandokan (1,2 miliardi) e della piattaforma con Idea Capital Funds per la gestione di una dozzina di dossier condivisi con altre banche, sul modello Kkr-Pillarstone. Due filoni, questi, a cui si potrebbe aggiungere quello delle cartolarizzazioni, visto il varo ormai imminente di Atlante.
Tornando all’assemblea, approvati con maggioranze quasi plebiscitarie tutti i punti all’ordine del giorno. Via libera, così, al bilancio, alla distribuzione di un dividendo da riserve di utili nella forma di un `scrip dividend´ e all’incremento della riserva legale; rinnovato anche il collegio sindacale: quello nuovo risulta composto da Pierpaolo Singer, presidente (appartenente alla lista di minoranza), Angelo Bonissoni, Enrico Laghi e Benedetta Navarra (appartenenti alla lista di maggioranza) e Maria Enrica Spinardi (appartenente alla lista di minoranza), come sindaci effettivi. Nominato anche un amministratore per l’integrazione del cda, confermando in tale carica Mohamed Hamad Ghanem Hamad Al Mehairi, designato da Aabar, già cooptato in data 15 ottobre 2015, che resterà in carica fino alla scadenza dell’attuale consiglio, cioè fino all’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2017.

Marco Ferrando

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