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UniCredit, Aabar valuta la diluizione

Gli arabi di Aabar, primi soci di UniCredit con il 5%, si preparano a utilizzare oltre la metà della quota per un maxi-convertibile: l’operazione prevede una doppia emissione da 750 milioni di euro, ma potrebbe arrivare a due miliardi.

Gli arabi di Aabar, primi soci di UnCredit con il 5%, si preparano a utilizzare oltre la metà della propria quota nella banca per un maxi-convertibile da 2 miliardi. L’operazione, anticipata ieri mattina da Bloomberg e confermata da Aabar in serata, prevede una doppia emissione da 750 milioni di euro, ma potrebbe arrivare a due miliardi complessivi nel caso in cui la domanda dovrebbe essere particolarmente elevata: in pratica, si tratterebbe di un importo pari al valore attuale di mercato della quota in UniCredit, che si aggira intorno ai 2 miliardi.
Più che una way-out da Piazza Gae Aulenti, per ora si tratterebbe semplicemente di un’operazione di rifinanziamento, attraverso uno schema particolarmente appetibile visti gli attuali tassi di mercato. Tanto è vero che ieri in una nota Aabar ha confermato di essere «pienamente convinto dell’investimento di lungo termine in UniCredit». D’altronde, proprio in questi giorni stanno entrando nel vivo le trattative per il rinnovo del board, una partita cui Aabar intenderebbe partecipare attivamente sottoscrivendo la lista di maggioranza guidata da Giuseppe Vita e Federico Ghizzoni.
Marco Ferrando pagina 25

Gli arabi di Aabar, primi soci di UniCredit con una quota di poco superiore al 5%, stanno lavorando a un doppio bond convertibile che avrà come sottostante proprio il pacchetto nell’istituto bancario. Una way-out da Piazza Gae Aulenti, o più probabilmente – almeno per ora – una semplice operazione di rifinanziamento, attraverso uno schema reso particolarmente appetibile dai tassi minimi che si registrano sul mercato.
Allo studio degli investitori di Abu Dhabi ci sarebbe un doppio bond da 750 milioni di euro ciascuno, tuttavia in caso di elevata domanda entrambe le emissioni potrebbero salire a un miliardo. Secondo quanto confermato ieri sera da Aabar, dopo le prime indiscrezioni rilanciate da Bloomberg, le due emissioni avranno scadenza 2020 (tasso 0,5%) e 2022 (0,5-1%), e il prezzo di scambio sarà pari al 40-45% in più della media di prezzo delle azioni della seduta di ieri. L’ammontare della carta destinata a finire sul mercato potrebbe essere pari al convertibile-record lanciato da Telecom Italia la settimana scorsa; l’emissione, secondo quanto reso noto da Aabar, dovrebbe veder coinvolto circa il 3% di UniCredit; con un risultato: se, e quando, gli obbligazionisti decideranno di convertire il bond Aabar potrebbe ritrovarsi con il 2% della banca. Anche se si tratta di discorsi prematuri: secondo quanto è trapelato dalle banche d’affari coinvolte nell’operazione – Deutsche Bank, Bank of America, Bnp, Société Générale, Barclays – il bond sarebbe a conversione non obbligatoria, dunque dall’esito tutto da scrivere quanto agli effetti sull’azionariato della banca.
Nelle settimane scorse nei corridoi della banca era circolata la voce di un graduale disimpegno dei soci arabi, entrati in UniCredit con il 4,99% nel 2010 e poi saliti al 6,25% tre anni fa, in occasione dell’ultimo aumento di capitale; all’ultima assemblea, nel maggio scorso, si erano presentati con una quota di poco superiore al 5 per cento. Ieri c’era chi faceva notare che da quando ha investito in UniCredit, nel giugno di cinque anni fa, il valore delle azioni del gruppo è sceso del 40%; tuttavia, superato l’ultimo aumento di inizio 2012, da allora a Piazza affari il titolo si è riapprezzato del 50%, stabilizzandosi negli ultimi 15 mesi in area 6 euro.
In ogni caso, non sarebbe allo studio un blitz: «Aabar è pienamente convinto del proprio investimento a lungo termine in UniCredit», ha dichiarato ieri la holding in una nota, precisando che nessuno per ora pensa a fare le valigie. D’altronde, proprio in questi giorni stanno entrando nel vivo le trattative per il rinnovo del board, una partita cui Aabar intenderebbe partecipare attivamente come fatto intendere, nei giorni scorsi, dal vice presidente (proprio in quota Aabar) Luca Cordero di Montezemolo, in un colloquio con Il Corriere della Sera. Stando alle sue parole, al momento il fondo di Abu Dhabi dispone di due rappresentanti nel board, e sarebbe favorevole a una conferma dell’attuale vertice composto da Federico Ghizzoni e Giuseppe Vita sottoscrivendo la lista di maggioranza come già avvenuto tra anni fa. Nessuna dismissione, quindi, ma un’operazione finanziaria capace di massimizzare i profitti legati a una quota di cui, per tutta la durata del bond, Aabar non perderà il controllo né i diritti di voto che ne derivano.
Tra l’altro, fonti di mercato ieri facevano notare che lo stesso schema sarebbe stato utilizzato da Aabar già altre volte in passato. Per esempio, nel maggio 2011 il fondo di Abu Dhabi aveva raccolto 1,25 miliardi di euro attraverso un convertibile in azioni Daimler: parte delle risorse raccolte con il bond UniCredit servirà proprio al riacquisto degli ultimi pezzi in circolazione.
Ieri il titolo UniCredit ha chiuso poco mosso, in calo dello 0,48% a 6,27 euro.

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