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UniCredit dà 8 miliardi ai soci ma prepara 8mila esuberi

UniCredit strizza l’occhio al mercato e mette sul tavolo 16 miliardi di creazione di valore dal 2020 al 2023. Ma per riuscire a raggiungere questo risultato – non banale, visto un contesto di tassi negativi che mettono a dura prova la redditività -, la banca interviene con decisione sull’occupazione e annuncia 8mila tagli, tutti in Europa occidentale, di cui circa 6mila solo in Italia. È un piano strategico «pragmatico», come lo definisce la banca, quello presentato ieri a Londra dal ceo Jean Pierre Mustier. Il nuovo piano quadriennale “Team23” punta a centrare i target anche con ipotesi di mercato ultra-conservative, ovvero un Euribor a 3 mesi di -0,5% da qua fino al 2022 con un “rialzo” al -0,4% nel 2023.

In questa cornice, la banca di piazza Gae Aulenti non fa promesse mirabolanti sui ricavi: la crescita aggregata su questo fronte è attesa allo 0,8% annuo, a 19,3 miliardi a fine piano, facendo leva in particolare sulle Pmi europee e sul potenziamento nelle aree dell’Est Europa: qui, in particolare, si punta a fare «piccole acquisizioni» mirate di realtà o portafogli di clienti «in business complementari» a quelli delle banca, dice Mustier.

Più attraenti dei ricavi, per gli investitori, sono però le attese sui ritorni. L’idea è di arrivare a un utile di 5 miliardi al 2023 partendo dai 4,3 del 2020. In questo arco di tempo, UniCredit conta così di mettere a patrimonio circa 8 miliardi. Agli azionisti invece la banca assicura 6 miliardi di dividendi cash e 2 miliardi con il riacquisto di azioni. La prima tranche di buyback da 470 milioni circa (se il risultato netto di 4,7 miliardi sarà confermato) in verità sarà già a valere sul 2019, quindi fuori dal piano: nel complesso dunque il buyback sarà di 2,5 miliardi. La distribuzione di capitale sarà del 40% dell’utile atteso nei primi tre anni, per salire al 50% nel 2023. Con questa doppia mossa la banca tenta così di ridare ossigeno a un titolo che sta faticando ad essere apprezzato dal mercato, tanto che la capitalizzazione continua a valere circa la metà del patrimonio tangibile. «Meglio il buyback dell’M&A», dice Mustier, che anzi mette da parte ogni ipotesi di fusione: «No M&A, è tutto».

Le erogazioni agli azionisti sono possibili, va detto, grazie al lavoro fatto sul capitale con il piano appena concluso, che ha portato 21 miliardi di euro Cet1. Ma altro capitale potrà essere liberato grazie alla scioglimento della jv in Turchia. Oppure dalla possibilità – offerta dalla normativa Crd5 – di sostituire al capitale primario strumenti ibridi come At1 e At2. Un’opzione che a regime, spiega il Cfo Mirko Bianchi, varrà circa 80 punti di capitale primario extra. Ci sarà poi modo di tenere un buffer di sicurezza di 200-250 punti base sulle soglie minime Bce oltre le quali si possono distribuire dividendi. Invece, per abbassare i requisiti Mrel, come da attese la banca annuncia la creazione di una sub-holding in cui conferire tutte le attività estere. Nascerà a fine piano, dice Mustier, perché il progetto è lungo ma di certo non c’è alcuna tentazione aggregativa: «La sub-holding sarà basata in Italia e non quotata».

L’altra faccia della medaglia del piano e delle promesse agli investitori è l’intervento sull’occupazione. A piano sono stimati risparmi per un miliardo da realizzare in Europa occidentale con 8mila tagli e la chiusura di 500 filiali. E a essere colpita in particolare sarà l’Italia, dove la banca ha intenzione di chiudere 450 agenzie e far uscire 5.500 persone, a cui si aggiungo altri 500 esuberi dal piano precedente. Totale: 6mila tagli. Sul tema «stiamo iniziando ora le trattative con i sindacati», ha detto Mustier. Che non ha dato dettagli su dove sono previste le uscite in Europa ma ha ricordato che «nel piano precedente abbiamo agito in modo socialmente responsabile e continueremo a farlo». La reazione dei sindacati non si è fatta attendere. Si vedrà quale sarà l’esito della battaglia.

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