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UniCredit, 3 offerte per il 50% di Pioneer

Tre offerte per il 50% di Pioneer, la società di asset management di UniCredit. Ma il gruppo guidato da Federico Ghizzoni non ha (molta) fretta sul dossier: le proposte giunte in queste ore verranno esaminate con calma dopo l’estate e non saranno oggetto di esame durante il consiglio di amministrazione già convocato per martedì per l’approvazione dei conti del primo semestre; il closing, sempre che ce ne siano le premesse, è atteso verso la fine dell’anno.
Il lavoro di scouting commissionato a Morgan Stanley ha prodotto tre offerte, che secondo quanto anticipato ieri da Il Messaggero porterebbero le firme dagli spagnoli del Santander e dei fondi americani Cvc Credit partner e Advent Capital management; nei mesi scorsi, il dossier sarebbe finito nel radar anche di altri fondi americani, come Apollo, Goldman Sachs Capital, Kkr, Apax e Blackstone.
Al momento, comunque, in campo sarebbero in tre. Tutti avrebbero formulato una proposta – vincolante – per il 50% della controllata di UniCredit, che complessivamente verrebbe valorizzata intorno ai due miliardi: in pratica, per la banca l’operazione potrebbe valere intorno al miliardo, con l’effetto di portare il Common Equity Tier 1, al 30 marzo scorso al 9,91%, ben oltre il 10 per cento. In ogni caso, si apprende, nessuna decisione sarebbe imminente: chiusa nelle settimane scorse con successo la quotazione del 34,5% di Fineco, la prossima cessione in agenda è piuttosto quella di Dab, la banca online quotata a Francoforte che fa capo alla controllata tedesca di UniCredit, Hvb. Fissato il prezzo della vendita intorno al mezzo miliardo, per il closing ormai potrebbe essere questione di ore.
Tornando a Pioneer, qui lo schema sarebbe diverso. Nessuna quotazione, nessuna vendita, perché «per noi è un asset strategico e vogliamo restare sempre al centro della governance», aveva detto a inizio luglio il ceo Federico Ghizzoni.
Piuttosto, come già dichiarato in passato dal manager, l’interesse è quello di reclutare un partner industriale in grado di contribuire alla crescita della società, destinata comunque a rimanere sotto il controllo di UniCredit: per questo, si apprende, le tre offerte saranno valutate non soltanto sulla base del prezzo ma anche dello sviluppo prospettato, in termini di penetrazione del brand Pioneer sui principali mercati esteri, di portafoglio prodotti e di distribuzione.
D’altronde, dopo aver risanato e rilanciato in questi anni Pioneer, si ragiona in UniCredit, una cessione sarebbe impensabile. Un’ulteriore conferma, implicita, è contenuta nel piano industriale quadriennale del gruppo presentato a marzo: al capitolo asset management si punta a una crescita delle masse gestite dai 174 miliardi di fine 2013 (nel frattempo saliti a 179 miliardi nel primo trimestre di quest’anno) fino a 263 miliardi nel 2018; un balzo, che in termini percentuali vale il 9%, con forti ripercussioni anche sul fronte delle commissioni.

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