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UniCredit, 17 posti nel prossimo board

Con ogni probabilità ci saranno 17 sedie intorno al tavolo del prossimo cda di UniCredit, quello che verrà eletto nell’assemblea convocata a maggio. Nessuna decisione ufficiale è stata ancora presa, ma anche ieri nel corso del comitato governance – che ha esaminato l’autovalutazione effettuata dal consiglio uscente – si sarebbe registrato un ampio consenso intorno a quota 17, cioè due posti in meno rispetto al consiglio attuale:?la Vigilanza forse avrebbe preferito una sforbiciata più consistente, tuttavia la stessa Banca d’Italia nell’ultima versione della circolare numero 285 ha fissato a 19 il limite massimo dei consiglieri per gli istituti che adottano il modello monistico, quindi UniCredit sarebbe ampiamente nei limiti. Nel corso delle prossime settimane, poi, si dovrà anche ragionare sulla ripartizione dei posti all’interno della lista, anche in base alle indicazioni raccolte dal presidente Giuseppe Vita e dal vice Vincenzo Calandra Buonaura nei colloqui con i consiglieri e i principali azionisti;?a fare il quadro, come richiesto dalla Vigilanza, sarà il documento sulla composizione qualitativa e quantitativa ottimale del prossimo consiglio, che farà espresso riferimento alle competenze richieste agli aspiranti consiglieri nonché alle quote rosa.
Ieri in Piazza Gae Aulenti si sono riuniti tutti i comitati, in preparazione della prossima seduta del consiglio convocata per martedì. Non si è parlato, ovviamente, solo di governance e di rinnovo degli organi:?tra i temi all’ordine del giorno, anche il budget 2015, che probabilmente finirà sul tavolo del board martedì prossimo. In tema di risorse, vista la delicata fase di confronto in corso con la Banca centrale europea sui requisiti di capitale post-comprehensive assessment, durante le riunioni di ieri si sarebbe fatto cenno anche alla soglia stabilita da Francoforte per UniCredit: secondo quanto si apprende da fonti esterne alla banca, il livello di Common equity tier 1 considerato ottimale per il gruppo guidato da Federico Ghizzoni sarebbe del 9,5%; un’asticella che non desterebbe allarme dentro alla banca, che al 30 settembre scorso ha dichiarato un Cet1 transitional al 10,8 per cento.
Il gruppo, che l’altroieri ha collocato un bond da un miliardo (il 20% dell’importo complessivo che intende coprire nel corso dell’anno attraverso nuove obbligazioni), è impegnato in queste settimane anche nella definizione della cessione di Uccmb nonché?dell’accordo per il riassetto di Pioneer. Di tutto questo è probabile che si faccia cenno martedì prossimo:?quello del 20 sarà il primo cda dell’anno e l’ultimo prima dell’esame preliminare dei conti 2014, già fissato all’11 febbraio viste le richieste della Bce di avere entro metà febbraio le principali evidenze di bilancio. L’approvazione vera e propria del consolidato è in agenda, invece, per il 12 marzo.

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