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Unico «richiede» la quota di leasing senza deduzione

Unico 2013 cerca la quota indeducibile dei canoni di leasing per i contratti stipulati dal 29 aprile 2012. La parte che non contribuisce a ridurre la base imponibile va segnalata come variazione in aumento nel rigo RF 32 del modello per le società di capitali, che si avvicina alla scadenza per l’invio del 30 settembre. La circolare 17/E/2013 ha fissato le linee con cui individuare l’ammontare della variazione (temporanea) in aumento. Né va dimenticato un altro riflesso dichiarativo indiretto, rappresentato dallo stanziamento della fiscalità differita attiva, cioè le maggiori imposte correlate alla variazione in aumento: tali importi indicati quale provento nel conto economico civilistico comportano una variazione diminutiva da segnalare al rigo RF 44, sempre con riferimento al modello Unico per società di capitali.
Proviamo allora a esaminare i passaggi per determinare la quota deducibile e di conseguenza quella indeducibile del canone partendo dall’ipotesi che il contratto stipulato dopo il 28 aprile presenti una durata inferiore rispetto a quella stabilita dall’articolo 102, comma 7, del Tuir: un’ipotesi molto probabile sebbene non necessaria.
L’individuazione del costo
Il primo passaggio necessario è individuare il costo per canoni di competenza dell’esercizio, e ciò avviene riscontando l’eventuale maxicanone oltre che le spese contrattuali sostenute alla stipula.
La competenza fiscale
La circolare 17/E/2013 affronta in modo indiretto la questione del passaggio dalla competenza civilistica a quella fiscale. Il documento di prassi, infatti, affronta principalmente un altro problema: la determinazione della variazione diminutiva a fine contratto. Comunque l’esempio riportato nel paragrafo 2.1 può aiutare a pervenire alla conclusione che dovrebbero essere “spalmati” nella più lunga durata fiscale del contratto anche gli interessi impliciti e non solo la quota capitale. Quindi partendo dalla durata virtuale/fiscale del contratto si computa per competenza il costo contrattuale (capitale più interessi) individuando così l’importo fiscale di competenza. Confrontando l’importo fiscale di competenza con quello civilistico imputato a conto economico si determina la variazione in aumento da collocare nel rigo RF 32.
Gli oneri finanziari
Tutti i contribuenti devono sottrarre la quota di interessi ai fini Irap. Ma per le società di capitali ci sono anche ragioni connesse alla fiscalità diretta. I soggetti Ires, infatti, sono chiamati a controllare se il totale degli interessi passivi (impliciti ed espliciti) sia compreso nel tetto di deducibilità stabilito nel 30% del Rol. Per questo motivo la circolare 17/E/2013 dedica un esplicito passaggio a tale problematica (paragrafo 3) e conferma la possibilità di utilizzare il metodo forfettario per le imprese che non adottano i principi contabili Ias. Il metodo consiste nel determinare prima di tutto la quota capitale di competenza dell’esercizio tramite la divisione del costo del bene per i giorni di durata del contratto. Il risultato va sottratto al valore di competenza dei canoni imputato a conto economico e il differenziale rappresenta forfettariamente la quota interessi.
Tale sistema richiede ora un’applicazione “tarata” sulla nuova situazione, assumendo la durata fiscale del leasing. Il Dm Economia 24 aprile 1998 richiederebbe, invece, che gli interessi impliciti siano pari alla differenza tra il costo del bene rapportato all’utilizzo nell’esercizio (costo del bene diviso giorni contrattuali per giorni di utilizzo nel periodo d’imposta) e il dato imputato a conto economico.
Dal momento che la competenza della quota capitale va determinata assumendo la durata fiscale del contratto e non quella contrattuale (circolare 17/ 2013, paragrafo 4), il dato ottenuto non va sottratto al valore contenuto nel conto economico, ma all’importo deducibile del canone, calcolato nel passaggio precedente. Solo operando in tal modo si confrontano valori congrui tra loro.

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