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Unico parte con la zavorra

Il calcolo delle imposte per il periodo d’imposta 2013 è ancora, purtroppo, approssimativo. Nonostante la presenza dei modelli e delle istruzioni definitive, infatti, le imprese non possono determinare con esattezza il carico tributario, dovendo fronteggiare una serie di situazioni non chiarite a livello interpretativo, frutto in massima parte (ma non solo) dei numerosi cambiamenti subiti dalla disciplina del reddito d’impresa in questi ultimi anni.
Al di là del “cronico” ritardo sugli studi di settore (che fra versione “beta”, correttivi e interventi di manutenzione al software finiranno per essere attendibili solo a fine mese se non in giugno), sono molteplici i tasselli mancanti, che abbiamo sintetizzato, sicuramente peccando “per difetto”, nella tabella pubblicata a fianco.
Le questioni più spinose, come già anticipato su Sole 24 Ore del 22 marzo, riguardano le perdite su crediti (articolo 101 Tuir) e l’effetto fiscale dello “sganciamento” della durata contrattuale del leasing stipulato dal 29 aprile 2012 (articolo 102 Tuir). Nel primo caso, la nuova disposizione ha riconosciuto sussistenti “in ogni caso” gli elementi certi e precisi necessari per la deducibilità fiscale quando (alternativamente) il credito è prescritto ovvero si tratti di credito di modesto importo (non oltre 2.500 o 5.000 euro a seconda dei casi) scaduto da almeno sei mesi. Si presentano diversi nodi da sciogliere. In particolare: a) va confermato che la disposizione si applica anche ai crediti che già in passato hanno assunto i requisiti oggi previsti dal legislatore, ma che, stante le norme previgenti, non sono stati ancora dedotti; b) va specificato che, pur in presenza del modesto importo e del trascorrere del semestre dalla scadenza di pagamento, solo nel momento in cui si ravvisano le condizioni civilistiche per la perdita essa diviene rilevante fiscalmente, situazione che ben potrebbe verificarsi anche nei periodi d’imposta successivi; c) va chiarito che il “modesto importo” si misura fattura per fattura e non come saldo della scheda contabile intestata al cliente, altrimenti non si saprebbe come verificare il requisito temporale; d) infine, va esplicitato che può dedurre il componente negativo di reddito anche chi, in luogo della perdita, contabilizza un accantonamento, come è peraltro corretto fare in presenza di valutazione di un importo che, civilisticamente (principio contabile Oic 15), non è definitivamente perso, come accade invece in caso di rinuncia. Per i nuovi leasing, invece, le perplessità riguardano soprattutto la diversa deduzione Ires-Irap, anche con riferimento allo scomputo degli interessi passivi per il calcolo del Rol e per l’indeducibilità prevista dal tributo regionale.
Anche l’Ace (Agevolazione per la crescita economica) attende da più di un anno una circolare esplicativa che vada oltre il dettato del Dm 14 marzo 2012, così come la nuova disciplina delle società non operative perché “in perdita sistematica” non può essere efficacemente affrontata solo con quanto chiarito con le circolari n. 23/E/2012 e 3/E/2013: soprattutto la “via d’uscita” consentita alle società in liquidazione che si impegnano a cancellarsi in tempi rapidi dal registro imprese (causa di disapplicazione prevista in entrambi i provvedimenti specifici) va adeguatamente approfondita con esempi pratici, altrimenti si rischia un diffuso contenzioso, peraltro riguardante società oramai cessate.
Accanto a questi argomenti di attualità, ve ne sono alcuni che costituiscono da anni il “cruccio” di chi deve, professionalmente, assistere i contributi a livello dichiarativo. È il caso della soggettività passiva Irap dei professionisti e dei piccoli imprenditori, vero e proprio “tormentone” di ogni appuntamento dichiarativo. Da un lato, la Corte di cassazione continua a ribadire con le sue ordinanze concetti espressi sin dal 2008, definendo tuttavia ogni volta meglio i contorni del soggetto passivo Irap. Dall’altro l’Agenzia che, dopo le prime timide aperture di cui alle circolari 45/E/2008 e 28/E/2010, non ha seguito l’evoluzione giurisprudenziale con nuove interpretazioni, lasciando “scoperti”, in particolare, gli artigiani e i piccoli commercianti.

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