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Unico cerca il valore delle attività estere

Per individuare il valore delle attività finanziarie detenute all’estero rappresentate da partecipazioni in società non quotate da indicare nel quadro RW, le istruzioni di Unico PF 2014 chiariscono che si deve fare riferimento, in genere, ai criteri per il calcolo dell’Ivafe: valore nominale o, in assenza, valore di rimborso.
Tuttavia, pur confermando in molti punti le circolari 38/E/2013 e 10/E/2014 (risp. 13.1), le istruzioni identificano molte eccezioni, che sembrano riferirsi alle novità introdotte dalla legge europea 97/2013 e in particolare all’estensione degli obblighi di monitoraggio ai titolari effettivi delle attività estere. La nozione di titolare effettivo indica, in linea generale, le persone fisiche che detengono più del 25% nel patrimonio della società o che sono beneficiarie del patrimonio di altra entità giuridica, o che in altro modo ne abbiano il controllo.
Prendiamo il caso delle partecipazioni in società estere residenti in un Paese non collaborativo (non white list). Per le istruzioni, il contribuente deve adottare un approccio look through, indicando in RW – al posto del valore della partecipazione diretta – il valore degli investimenti detenuti all’estero dalla società estera e delle attività estere di natura finanziaria intestati alla stessa. In realtà in tal modo si va oltre le modifiche della legge europea, presumendo che tutte le entità situate in un Paese black list siano di fatto interposte. E ciò pare discriminatorio, dato che la nozione di titolare effettivo dovrebbe servire solo per combattere strutture di puro artificio.
Per inciso, il Lussemburgo – Paese che ospita molte società con azionariato italiano – è un Paese white list, per il quale il look trough non dovrebbe valere in ogni caso.
Il look through ora deve essere adottato anche dal contribuente titolare effettivo di un trust italiano o estero che detenga attività all’estero, perché beneficiario di una quota del patrimonio del trust superiore al 25%.
Si ritiene comunque che si tratti di novità valide a partire da Unico 2014, prima dichiarazione a “ospitare” le novità della legge 97/2013, per la quale gli obblighi di monitoraggio ricadono anche sui contribuenti che possono essere considerati i titolari effettivi di partecipazioni in società estere non formalmente detenute.
Compilando il quadro RW secondo l’approccio look through, non vanno indicati i valori dei singoli investimenti, ma il valore complessivo. Un prospetto analitico con il dettaglio dei singoli valori dovrà essere tenuto a disposizione dell’amministrazione in caso di controllo. Il problema è come calcolare valore complessivo. È dubbio, ad esempio, se si debba tener conto del valore nominale o del valore normale dei beni all’estero. Per motivi sistematici, si ritiene corretto fare riferimento alle modalità per la dichiarazione delle attività direttamente detenute: ad esempio, valore nominale o di riscatto in caso di attività finanziarie non quotate; costo d’acquisto o, in assenza, valore di mercato in caso di immobili.
Non viene inoltre chiarito se bisogna conteggiare le eventuali passività estere detenute dalle società, soprattutto quando esse siano direttamente riconducibili al contribuente, come i finanziamenti soci. Dato che tali finanziamenti sono di per sé degli investimenti esteri passibili di generare reddito in Italia (e quindi soggetti agli obblighi di monitoraggio) si potrebbe concludere per una loro esclusione dal calcolo.
Per evitare che l’Ivafe sia applicata sul valore complessivo dei beni indicato nel quadro RW in applicazione dell’approccio look through, il provvedimento delle Entrate del 12 maggio 2014 consente di non compilare la colonna dei giorni di possesso.
L’approccio look through non si applica alle partecipazioni in società residenti in Italia, salvo il caso in cui queste ultime detengano partecipazioni all’estero che, sommate alle partecipazioni dirette o indirette detenute dal contribuente nelle stesse società estere, integrino, in capo al contribuente, il requisito del 25% nella società estera. Analogamente, non si applica in caso di trust residenti con beneficiari individuati non “titolari effettivi”: qui gli obblighi di indicazione ricadono sul trust.

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