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Unico alla cassa, rischio-studi

di Dario Deotto

La scadenza del 5 agosto per i versamenti di Unico 2011 deve fare i conti anche con le novità introdotte dalla manovra economica 2011 per gli studi di settore, considerando che il differimento dei termini di versamento con la maggiorazione dello 0,40% riguarda, in particolare (ma non solo), i soggetti nei cui confronti trovano applicazione gli studi. Occorre, però, rilevare che le novità della manovra hanno in qualche modo a che fare sia con il termine di versamento sia con quello di presentazione di Unico 2011, tenendo presente che le nuove misure si applicano già da questa dichiarazione.

Essenzialmente, le novità prevedono: l'inasprimento delle sanzioni nel caso di omessa presentazione del modello; la possibilità di effettuare, da parte dell'amministrazione finanziaria, l'accertamento induttivo quando i dati degli studi vengono omessi o indicati irregolarmente; l'abrogazione della norma che stabiliva l'obbligo della motivazione quando vengono disattesi i risultati di Gerico nei confronti di un contribuente «congruo».

Considerando questi interventi e i termini di Unico 2011 (sia di versamento sia di presentazione), va tenuto presente che vi è una norma (articolo 1, comma 2-bis, del decreto legislativo 471/1997) che punisce specificamente chi altera i dati degli studi di settore. È stabilito che la sanzione per infedele dichiarazione (dal 100 al 200% della maggiore imposta) è elevata del 10% nell'ipotesi di infedele dichiarazione (o di omissione) dei dati degli studi se il maggiore reddito d'impresa o di lavoro autonomo accertato è superiore al 10% del dichiarato. Questa norma viene toccata indirettamente dalla manovra in due occasioni: la prima volta quando si stabilisce che la sanzione dal 100 al 200% dell'imposta per l'infedele dichiarazione è elevata del 50% quando il contribuente omette i dati degli studi e non vi provvede nemmeno successivamente, anche a seguito di un invito da parte dell'Agenzia. L'aumento si applica quando il reddito accertato supera del 10% quello dichiarato.

L'elevazione della sanzione prevista dalla manovra non sembra avere un'applicazione automatica, ma solo quando il contribuente non presenta i dati dietro specifico invito dell'Agenzia. La norma dice, infatti, che la sanzione si applica quando il contribuente non provvede all'adempimento e non lo esegue «anche» a seguito dell'invito delle Entrate, ma è indubbio che l'amministrazione, prima di aumentare la penalità, dovrà invitare tutti coloro che hanno omesso l'adempimento a effettuarlo, per non creare disparità di trattamento.

Il secondo intervento indiretto è quello più preoccupante per i contribuenti, e può riguardare sia chi compila non correttamente i dati degli studi – risultando magari fintamente «congruo» – sia chi omette il modello. Viene infatti stabilito che l'amministrazione può effettuare un accertamento induttivo, basato su presunzioni semplici, anche sprovviste dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, quando il contribuente omette o indica erroneamente i dati degli studi di settore, oppure indica cause di esclusione o di inapplicabilità non sussistenti. L'accertamento induttivo risulta effettuabile quando il reddito accertato, a seguito della corretta applicazione degli studi, risulta superiore al 10% rispetto al dichiarato.

 

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