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Un’Europa della crescita, cambiare governance

Puntare all’unione fiscale, completare l’unione bancaria – L’Italia hub internazionale del gas
Recuperare il metodo comunitario della sovranità condivisa. Partono da questa premessa le considerazioni sul futuro dell’Europa del neo presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. La constatazione di partenza è l’attuale governance politica si è rilevata fallimentare. Il Vecchio Continente sembra aver smarrito non solo lo spirito costituente dei padri fondatori, ma anche i punti fermi «per i quali ci siamo battuti». Oggi – afferma Boccia – l’Europa «ci appare fredda, astratta, capace soltanto di imporre sacrifici e rigore». E si arriva a porre in discussione alcune delle conquiste più importanti del lungo, faticoso percorso di integrazione: la libera circolazione delle persone all’interno dello spazio comune europeo. Schengen «è una conquista di civiltà. Rinunciarvi sarebbe imperdonabile».
Un secco no, allora, ai muri e ai fili spinati. Chiudere il Brennero «è come bloccare un’arteria, causerebbe un infarto». Forse vale la pena di ricordare che «poco meno di trent’anni fa i muri li abbattevamo». La tragedia dei migranti richiede risposte immediate e condivise. Ai loro occhi «l’Europa possiede quei valori che abbiamo dimenticato: stabilità, benessere, pace».
È un punto fermo della presidenza Boccia, questo della difesa a tutto campo delle ragioni vere che sono alla base dell’identità europea. Andiamo allora alle radici che costituiscono il retroterra del pericolo ritorno a quelli che Boccia definisce «nazionalismi pericolosi e irresponsabili populismi». È mancata la capacità di scelte e decisioni coraggiose che affrontassero il problema numero uno: la crescita. Il rigore a senso unico non crea sviluppo. Boccia parla della necessità di virare in fretta verso «un’Europa della crescita, capace di mettere come priorità lo sviluppo della propria industria». E sulla questione energetica, occorre cambiare rotta, «ribadendo l’ambizione dell’Italia di diventare hub internazionale del gas e creando un quadro di regole per il mercato elettrico non distorsivo per gli stati membri».
Un’Europa consapevole delle sue potenzialità, dunque. Tra queste la possibilità di poter contare sul mercato «più ricco del mondo con un debito aggregato minore di quello degli Stati Uniti». Pare fuorviante coltivare l’illusione che la politica monetaria possa da sola riattivare quel prezioso circuito virtuoso dell’economia che porta alla crescita. La Bce «sta facendo tutto quello che è in suo potere», ma ora servono anche i pilastri delle riforme e di politiche di bilancio «coordinate, puntando all’unione fiscale». Occorre dunque completare l’architettura istituzionale e di governance costruita ora solo sull’asse della moneta unica. La direzione di marcia è verso sistemi di condivisione dei rischi, per prevenire il rischio di nuove crisi bancarie o dei debiti sovrani. L’Italia, paese fondatore della nuova Europa nata sulle ceneri del secondo conflitto mondiale, «deve poter giocare un ruolo all’altezza della sua storia e dell’Europa che sognamo».
Visione e lungimiranza: ecco la sfida che ci attende. Va riconosciuto a noi italiani il merito – osserva Boccia – «di aver difeso e messo in pratica quell’ideale di Europa nel quale fino ad oggi siamo cresciuti». Una sfida da affrontare con coraggio. Il compito dell’Europa è «mediare, educare alla tolleranza, promuovere crescita e sviluppo sociale. Tocca a noi unire memoria e futuro per costruire quello che ancora non c’è».

Dino Pesole

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