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Un’azienda su quattro vittima di «fake news»

Provengono in gran parte dal mondo digitale le minacce più gravi alle imprese: fake news, diffamazione sui social media, fughe di informazioni digitali, attacchi informatici su larga scala, frodi legate alle criptovalute: un mondo sempre più complesso che le organizzazioni tradizionali devono imparare ad affrontare e gestire, insieme con questioni normative e reputazionali sempre più sofisticate. È il cuore dell’annuale rapporto globale della società di investigazioni Kroll (divisione di Duff & Phelps), giunta alla undicesima edizione.

Il «Global fraud and risk report» di Kroll rivela che le aziende si trovano ad affrontare uno scenario di rischio ancora più esteso. Quasi i due terzi (63%) degli intervistati citano i social media tra le priorità principali per lo sviluppo di una strategia di difesa delle loro organizzazioni. Il rischio reputazione da relazioni con terzi è paventato dal 29% delle imprese.

«Nei Paesi in cui sono presenti una popolazione giovane e informatizzata e media con standard editoriali deboli, le fake news passeranno più facilmente dall’online all’informazione mainstream», — commenta Marianna Vintiadis, a capo di Kroll per il Sud Europa — e le imprese vittime difficilmente riusciranno ad avere ragione in tribunale: «Un’industria editoriale dove questo tema è regolato attraverso norme specifiche rappresenta senza dubbio la più efficace tutela». È una preoccupazione globale: l’84% delle aziende si sente minacciato dal rischio di manipolazione del mercato attraverso i social media. Anche le difese offerte da influencer e «brand ambassador», dice Kroll, non bastano di per sé perché le imprese devono «passare al vaglio anche le loro reti digitali».

Secondo il rapporto, il 39% delle aziende teme la fuga di informazioni interne e quindi i danni alla proprietà intellettuale e ai segreti commerciali. Per la prima volta in dieci anni, il furto, la perdita o l’attacco alle informazioni sono risultati il principale tipo di frode sperimentato con un’incidenza del 29%. Si sono aggiunte ora le criptovalute e i registri condivisi (la blockchain). Oltre un terzo (35%) considera la frode o il furto come la principale preoccupazione relativa agli investimenti in questi settori. Più di un quarto (il 28%) dichiara comunque avere subito frodi ad opera di soggetti esterni negli ultimi 12 mesi: anche in un’ecosistema digitale i vecchi metodi non vengono abbandonati.

Fabrizio Massaro

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