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Un’atomica le norme Bce

Nel post-Covid le nuove norme della Bce sui crediti deteriorati avranno un impatto negativo sui bilanci bancari, «come una bomba atomica», e potrebbero determinare la necessità di nuove ricapitalizzazioni nei prossimi due o tre anni: lo ha affermato l’a.d. di Mediobanca, Alberto Nagel, in un’audizione davanti alla commissione d’inchiesta sulle banche.

La richiesta dell’Eurotower di svalutare i crediti deteriorati del 30% all’anno, ha spiegato Nagel, «è una norma sbagliata. È stata fatta di tutta l’erba un fascio, sarà un disastro per i bilanci delle banche». Una norma che impone accantonamenti più tempestivi per i crediti deteriorati, limitandone la discrezionalità. In realtà, ha aggiunto il numero uno di piazzetta Cuccia, si tratta di «un meccanismo sbagliato: non va bene nella misura in cui tratta un Utp come una sofferenza. Tratti un credito semivivo come un credito morto, invece vanno separate le categorie e va evitato l’automatismo, altrimenti sarà molto difficile che allo stesso creditore una banca dia altri soldi».

La scelta di classificare gli Utp come sofferenze «si riverbererà nei conti bancari delle realtà più piccole in maniera molto importante: il rischio è che dovremo ricapitalizzare le banche fra due o tre anni». Dopo la pandemia, ha proseguito Nagel, l’Italia «è in una situazione svantaggiata rispetto alle crisi precedenti: le procedure esecutive sono le peggiori in Europa ed entriamo in questa crisi con norme più restrittive su sofferenze e Utp».

Il banchiere ha comunque evidenziato che, da quando Andrea Enria è a capo della Vigilanza, «la Bce è molto diversa: ha fatto esperienza della precedente fase, ha un dialogo con le banche, con il mercato e con gli investitori più attivo e produttivo. Con Enria ci sono le basi per dialogare su una riforma del calendar provisioning. È importante che la Bce, con le sue ispezioni, non imponga criteri di classificazione degli Utp particolarmente severi».

Per quanto riguarda gli interventi governativi per fronteggiare l’emergenza sanitaria, Nagel ha riferito che il gruppo Mediobanca «è stato poco interessato da ciò che riguarda il decreto liquidità. Per i prestiti da 25 mila euro, poi diventati 30 mila, abbiamo fatto in modo che CheBanca implementasse le procedure perché aveva ricevuto richieste da clienti. Il Decreto liquidità è entrato in vigore ad aprile, noi abbiamo installato la procedura in un mese. Abbiamo ricevuto sostanzialmente 1.200 richieste, in buona parte accettate, per 13 milioni di euro. Sono cifre piccole».

Al contrario, le moratorie sono state «un fenomeno importante» e hanno riguardato i clienti Compass, CheBanca e Selma: «Compass ha 2 milioni di clienti e 13 miliardi di impieghi e abbiamo avuto 1,3 miliardi di richieste di moratorie per il credito al consumo. Le richieste sono state crescenti tra aprile e maggio. Siamo stati spaventati dall’andamento del credito. Di colpo, tra aprile e maggio, si sono bloccati i rimborsi, arrivavano a scadenza le rate e in maniera importante non venivano pagate: su 1,3 miliardi abbiamo avuto botte da 300-400 milioni, poi sono andate scendendo da giugno in poi. Del miliardo e 300 milioni di moratorie a fine agosto, il 90% si è estinto, con più dell’85% di ritorno in bonis».

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