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Un’Agenzia per migliorare l’uso dei fondi europei

Nei piani del governo per l’ultima parte della legislatura c’è anche una nuova governance sui fondi europei. Tra le misure che potrebbero essere adottate già a settembre, figura infatti la trasformazione del Dipartimento per la coesione economica (ministero dello Sviluppo) in un’Agenzia che dipenderà da Palazzo Chigi. L’intenzione di Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale, è quella di creare un organismo sempre più specializzato nella governance dei fondi Ue (sulla cui spesa l’Italia mantiene performance negative) anche in vista della prossima programmazione 2014-2020. Per la trasformazione del Dps in Agenzia si lavora a una norma da inserire probabilmente in un decreto d’urgenza e, a questo punto, il veicolo più probabile sembra essere il decreto sviluppo bis in elaborazione al ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con altri ministeri.
Del decreto si è parlato anche ieri mattina durante l’incontro tra il governo e le organizzazioni imprenditoriali e, nell’ambito del cronoprogramma, nel corso del consiglio dei ministri. L’obiettivo resta l’approvazione entro settembre, nel Cdm della prossima settimana o in quello seguente. Ad ogni modo il cammino per il decreto sviluppo bis non sembra in discesa e potrebbero riconcretizzarsi tensioni tra il ministero che propone la maggior parte di misure, lo Sviluppo economico, e altri dicasteri chiamati in causa, come l’Economia per le (non molte in verità) misure di spesa e il Lavoro per il piano di facilitazioni alle start up che prevede anche un contratto tipico con uso flessibile dei contratti a tempo determinato.
L’ultima bozza del decreto, anticipata dal Sole 24 Ore di martedì scorso, contiene al momento tre capitoli: Agenda digitale, start up, attrazione degli investimenti esteri con l’istituzione del Desk Italia. Ma anche le misure per le Pmi potrebbero confluire nel decreto, anziché nel disegno di legge annuale, e lo stesso discorso vale per le semplificazioni a cui lavorano sia lo Sviluppo economico sia la Pa e il Lavoro. Martedì un incontro al ministero della Pubblica amministrazione dovrà sciogliere gli ultimi nodi sull’accorpamento. Al ministero dell’Economia tocca invece valutare le coperture, soprattutto per Agenda digitale (servono 345 milioni), defiscalizzazioni per le start up, rafforzamento delle agevolazioni per i contratti di rete.
L’attività ordinaria si concentra invece sull’attuazione dei principali decreti legge finora approvati. Per quanto riguarda lo Sviluppo economico, si guarda prevalentemente al riordino del sistema degli incentivi nazionali con l’attivazione del Fondo per la crescita sostenibile, ai provvedimenti del settore energia-benzina e al dossier internazionalizzazione. In particolare, la riorganizzazione dell’Ice in una nuova Agenzia per il commercio estero sembra non decollare. Si è dato il via al nuovo Ice, con 450 dipendenti rispetto agli oltre 600 del vecchio istituto, ma stando al cronoprogramma del governo restano ancora da portare al traguardo alcuni provvedimenti. Manca il Dpr per fissare l’articolazione del ministero dello Sviluppo per l’esercizio delle funzioni trasferite dal soppresso Ice e il Dpcm per rivedere la pianta organica con l’individuazione delle risorse Ice da trasferire al ministero dello Sviluppo e di quelle che resteranno nella nuova Agenzia.
Da completare rapidamente anche il potenziamento del Fondo di garanzia. In questo caso ci si è fermati più o meno a metà: adottati quattro decreti ministeriali, in lista d’attesa tre. Al traguardo la «misura della copertura degli interventi di garanzia e controgaranzia a favore delle Pmi», l’«accantonamento minimo, a titolo di coefficiente di rischio, per le operazioni finanziarie del fondo», le «tipologie di operazioni finanziarie per l’elevazione dell’importo massimo garantito», la «modifica della misura delle commissioni dovute dai soggetti richiedenti per l’accesso alla garanzia». Ora vanno portati alla meta i decreti sulla cessione a terzi e la controgranzia degli impegni assunti dal Fondo, sulla quota delle risorse da destinare al microcredito e sulla concessione della garanzia, a titolo oneroso, su portafogli di finanziamenti erogati a Pmi da banche e intermediari finanziari.

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