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Una zavorra sull’eredità del «doppio brodo»

Marco Fossati l’ha ripetuto molte volte: non è contento di essere entrato in Telecom «non tanto perché il titolo è precipitato, ma perché ho fatto l’investimento credendo in un turnaround che era possibile, ed è ancora possibile; ma sottovalutando il fatto che Telecom non sia un’azienda qualsiasi…».
È convinto che con un buon piano le azioni possano risalire a 1,5 euro e martedì scorso a Londra, dove ha incontrato una trentina di analisti, ha presentato il suo, di progetto, che punta a «promuovere un public company», spiegando di voler definire una lista unica che trovi l’appoggio di Assogestioni e raccolga proposte dei fondi esteri. Parole che hanno trovato l’apprezzamento del nuovo amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, con il quale si potrebbe anche avviare un dialogo.
Numeri
Se si vede la sequenza di numeri pubblicati nel grafico, si capisce quanto la partita Telecom sia vitale per il gruppo guidato da Fossati che sulla società di telecomunicazioni ha investito 1,2 miliardi di euro. Cioè la gran parte del proprio patrimonio, frutto dell’eredità (2 miliardi di euro) lasciata da Danilo Fossati, l’inventore del «doppio brodo» Star, e che ora si sta erodendo rapidamente insieme alla caduta dei titoli del gruppo.
Findim Group, holding lussemburghese dei quattro figli di Danilo Fossati (gli eredi di un quinto fratello sono usciti), è grande azionista dell’azienda telefonica. L’11 ottobre è salita sopra la soglia del 5% del capitale, dopo aver cercato — si è detto — di vendere il proprio pacchetto, fino a quel momento fermo al 4,989% e acquistato a un prezzo medio di 1,832 euro per azione mentre venerdì 8 novembre in Borsa il valore era sceso sotto 0,70. «Telecom è sottovalutata — ha ripetuto Fossati a Londra —. Già la somma delle parti vale più di 70 centesimi. In due-tre anni, lavorando a un piano di crescita potrebbe valere 1,5 euro».
Rettifiche
Dal 2007, l’anno dell’ingresso in forze nella società di telecomunicazioni, Findim ha svalutato tre volte la partecipazione per un totale di 423 milioni di euro: nel 2008 per 85,3 milioni, nel 2011 per 137 milioni e nel 2012 per 200,7 milioni. Nonostante le svalutazioni, resta però una minusvalenza teorica di oltre 300 milioni, essendo le azioni apposte in bilancio a fine 2012 a 1,20 euro.
Nello stesso arco di tempo, cioè dal 2007 al 2012, Findim Group ha incassato da Telecom dividendi per quasi 184 milioni di euro. Nel 2011 è stato aumentato il capitale sociale per 210 milioni, ricapitalizzazione sottoscritta dalle sole sorelle Fossati, Daniela e Stefania, che hanno così aumentato, riequilibrandolo, il proprio peso nella società. Contemporaneamente è stato rivisto lo statuto, dando più peso all’assemblea rispetto al consiglio di amministrazione.
Assetti
Seppur stringati, come tutti i bilanci delle società lussemburghesi, i documenti contabili di Findim letti in sequenza mostrano un gruppo che va via via restringendosi. Non più industriale e finanziario come in origine, ma concentrato di fatto sul dossier Telecom. Non più geograficamente diversificato ma legato esclusivamente all’Italia.
Lo scorso anno è uscita dal gruppo anche l’ultima partecipazione nell’azienda che aveva dato origine alla dinastia, il 25% di Pasa, la holding spagnola a cui era stata ceduta Star e che fino a un anno prima era definita strategica, punto di partenza di una piattaforma pan-europea nell’agroalimentare. Cedute negli anni le partecipazioni finanziarie come Apple (che ha fruttato una significativa plusvalenza) o come Cofib, mentre è rimasta Gas Plus. E, considerato «il perdurare della situazione di incertezza sui mercati finanziaria e i mutamenti delle strategie del gruppo», l’anno scorso è stata messa in liquidazione volontaria la Banque de Crédit et de Dépots (Bankred) controllata dalla svizzera Institut de Crédit et de Dépots Holding.
L’uscita
Meglio è andata, invece, finora agli eredi di Luca Fossati, il primogenito che Danilo Fossati aveva indicato come nuovo capofamiglia, ma scomparso nel tragico incidente di Linate del 2001. Dopo un lungo contenzioso familiare, la vedova Patrizia Montagni è uscita cedendo ai cognati il 28% di Findim Group. I bilanci della Dafofin One, la holding degli eredi di Luca Fossati, dicono che le intese si sono concretizzate nel luglio del 2007 e che il 28% di Findim è stato pagato 551,8 milioni di euro, con una plusvalenza di 359,4 milioni. Il bilancio 2012 di Dafofin One segna attivi per 755,3 milioni di euro (di cui 639,9 milioni di valori mobiliari) e profitti per 16,2 milioni contro i 6,9 dell’anno precedente.

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