Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Una vita molto lunga può battere Bot, Btp e Borsa

di Roberto E. Bagnoli

Nel lungo periodo, la vecchia polizza vita batte tutti i concorrenti. Nel medio, invece, viene superata dai titoli di Stato italiani, compresi i tanto bistrattati Btp. In questo momento di grande incertezza lo strumento più classico per pensare al futuro merita qualche considerazione di lunga gittata. E qualche conto in tasca. Che può aiutare a prendere nuove decisioni e magari rincuorare un po' chi si sente mancare la terra sotto i piedi.
Conti
Vediamo allora i numeri. Con un versamento di 1.291 euro l'anno per un ventennio (esborso totale 25.800 euro), una rivalutabile oggi ne avrebbe fruttati 41.931, contro i 41.539 di un Btp, i 36.226 di un Bot o i 33.069 offerti dalle azioni italiane. Gran parte del vantaggio, va detto, è dovuto al risparmio fiscale. A dieci anni, invece, un premio dello stesso importo (versamento totale di 12.900 euro) avrebbe portato con le rivalutabili a un capitale finale di 15.120 euro, contro i 16.618 di un Btp, i 15.698 di un Bot o gli 11.488 delle azioni italiane. La simulazione realizzata da CorrierEconomia mette a confronto le polizze vita tradizionali e alcuni investimenti finanziari e tiene conto dei costi, che nel caso delle polizze vita sono considerevoli (vedi schede), nonostante le riduzioni dell'ultimo decennio. In compenso il Fisco si è fatto meno generoso: a partire dal 2001 la detraibilità dei premi fino a 1.291 euro (i vecchi 2,5 milioni di lire) è stata mantenuta solo per i prodotti stipulati entro il 2001 e, successivamente, per quelli di puro rischio, che garantiscono la liquidazione di un capitale nei casi di morte oppure invalidità permanente.
Le rivalutabili, però, mantengono alcune peculiari caratteristiche anti-rischio che in questi giorni non sono da sottovalutare. Sono legate a gestioni assicurative tradizionali, che garantiscono un rendimento minimo, anche se sempre più risicato, e il consolidamento dei risultati, grazie a cui le performance ottenute vengono in pratica bloccate e riconosciute al sottoscrittore.
Inoltre non sono soggette all'imposta di successione, al pari dei titoli di Stato, sono impignorabili e insequestrabili.
Nei primi nove mesi dell'anno, del resto, le rivalutabili hanno incassato nuovi premi per 32,2 miliardi, quasi i tre quarti dell'intera nuova produzione vita, anche se non sono rimaste immuni dal sensibile calo che ha caratterizzato l'intero settore. Sostiene Federica Orsini, senior manager di Prometeia: «Ci si confronta con un 2010 che, almeno sino a luglio, era andato particolarmente bene. Tutti gli operatori, inoltre, sono comunque più cauti nell'offerta: l'andamento degli spread sui titoli governativi è un motivo di preoccupazione per possibili minusvalenze latenti».
Le gestioni separate sono 385, fanno capo a 72 compagnie assicurative e, grazie all'origine risalente nel tempo, hanno un patrimonio imponente, circa 285 miliardi di euro. I titoli governativi rappresentano il 60% del totale, di cui il 43% è costituito da Btp.
Ma è errato immaginarsi la propria polizza sulle montagne russe degli spread: i titoli in portafoglio vengono contabilizzati in base al prezzo di acquisto e quindi minusvalenze e plusvalenze vengono registrate solo nel momento in cui la compagnia li vende. In genere l'ottica dell'assicuratore è simile a quella del cassettista (tenere molto a lungo, magari fino a scadenza). Si potrebbe però materializzare un problema in prospettiva se, con la raccolta in calo, le società dovessero far fronte a un forte aumento dei riscatti.
Forza
Al netto delle incertezze generali, che lambiscono anche le polizze, le rivalutabili continuano comunque a essere un prodotto interessante per chi cerca stabilità e non corre dietro ad alti rendimenti. «Oggi un Btp rende il 5%-6% più di quanto le gestioni separate offrono e potranno offrire in futuro — sottolinea Orsini — ma le oscillazioni di prezzi e rendimenti sono amplissime». Nella tempesta il rendimento minimo garantito è un punto di forza delle rivalutabili. Anche se è sempre più basso: oggi si attesta in media tra l'% e il 2%.
Quanto al Fisco, la riforma potrebbe agevolare almeno in parte le polizze. «Dal 2012, questi prodotti dovrebbero mantenere la tassazione agevolata al 12,5% sugli attivi investiti in titoli pubblici ed equivalenti, cioè sulla quota più consistente del loro patrimonio», sostiene Orsini. Inoltre le rivalutabili potrebbero rientrare nei piani d'investimento a lungo termine, previsti dalla nuova normativa, e a cui dovrebbe applicarsi una tassazione agevolata ancora da stabilire.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Come prevedevano alcuni un mese fa, allo spuntare della lista di Bluebell per il cda di Mediobanca, ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Google entra nel mirino dell’Autorità antitrust italiana che, prima in Europa, ieri ha aperto un ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le imprese e i committenti non saranno lasciati soli. Anche a chiarire la posizione di alcuni player...

Oggi sulla stampa