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Una trappola sui beni ai soci

La comunicazione dei beni ai soci è una trappola. Meglio evitarla. La compilazione e la trasmissione del modello da parte della società concedente o del socio utilizzatore equivale infatti a una vera e propria autodenuncia della violazione delle disposizioni antielusione contenute nell’articolo 2 del decreto legge n.138 del 2011. Non solo. L’invio telematico della comunicazione dei beni ai soci entro il prossimo 12 dicembre, contiene già al suo interno l’indicazione delle imposte da recuperare a titolo di reddito diverso sul socio utilizzatore nonché i componenti passivi della dichiarazione della società concedente da rettificare dal suo reddito d’impresa e l’importo sul quale l’ufficio deve applicare la sanzione del 30% prevista dalle disposizioni antielusione sopra ricordate.

Molto più conveniente intervenire sui modelli Unico del concedente e dell’utilizzatore per ripristinare condizioni di non violazione della disposizione antielusione. Del resto sui modelli Unico 2013 esiste ancora uno spazio di manovra essendo scaduto il termine per il loro invio solo lo scorso 30 settembre.

La caratteristica di vera e propria autodenuncia delle violazioni commesse nel periodo d’imposta 2012 dal concedente e dall’utilizzatore è sancita nel provvedimento n.94902 del 2 agosto 2013. In tale disposizione si legge infatti che la comunicazione deve essere trasmessa all’anagrafe tributaria soltanto «qualora sussista una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene e il valore di mercato del diritto di godimento».

Scorrendo il modello di comunicazione allegato al suddetto provvedimento non si può non notare come il contribuente, oltre ad autodenunciare la violazione commessa, debba anche quantificare l’entità della stessa. Infatti al rigo BG09 del modello di comunicazione dovrà essere indicato rispettivamente: il corrispettivo versato per l’utilizzo nonché il valore di mercato dell’utilizzo stesso. La differenza fra i due dati costituirà la base imponibile sulla quale l’ufficio determinerà la sanzione amministrativa del 30% da applicare in solido fra concedente e utilizzatore ai sensi della disposizione contenuta nell’articolo 2, comma 36-sexiesdecies del dl 138/2011. Ma non basta. Dopo aver comminato questa sanzione, in maniera per così dire automatica grazie ai dati forniti su un piatto d’argento dagli stessi contribuenti, l’ufficio procederà alla rettifica della dichiarazione del socio utilizzatore per l’omessa indicazione del reddito diverso in misura pari alla suddetta differenza con recupero di maggiori imposte, sanzioni e interessi nonché alla rettifica della dichiarazione della società concedente per i maggiori costi detratti a fronte del bene concesso in godimento sempre con recupero delle maggiori imposte, sanzioni e interessi.

Ciò premesso ecco che l’invio della comunicazione dei beni a soci per il periodo d’imposta 2012 appare come una vera e propria follia. Se la norma antielusione è stata violata allora è inutile comunicarlo al fisco. Tanto vale correre ai ripari e ripristinare condizioni di aderenza alla normativa suddetta usufruendo delle sanzioni ridotte da ravvedimento operoso e soprattutto evitando la sanzione amministrativa in misura pari al 30% della differenza fra il corrispettivo pattuito fra le parti per l’utilizzo del bene e il valore di mercato dell’utilizzo stesso.

Come se tutto ciò non fosse sufficiente per dissuadere tutti coloro che hanno già pensato all’invio di detta comunicazione facciamo un ulteriore riflessione con l’aiuto di un semplice esempio numerico.

Supponiamo che nel corso del 2012 la società X abbia concesso in utilizzo a un suo socio persona fisica un bene e che per tale utilizzo non sia stato previsto alcun corrispettivo. Supponiamo inoltre che secondo la società X il valore di mercato del godimento annuo di quel bene sia pari a 100. Se la società in questione o il suo socio procederanno all’invio della comunicazione telematica entro il prossimo 12 dicembre evidenzieranno sia la violazione delle norme antielusione sia l’entità della violazione stessa dagli stessi individuata e pari, nel caso di sPecie, a 100. In questa situazione potrebbe però verificarsi anche un’ulteriore aggravio sanzionatorio sia per la società che per il socio. Ciò potrebbe essere rappresentato dal fatto che l’ufficio contesti non solo la violazione della norma ma anche l’entità della stessa rettificando, ovviamente in aumento, il valore annuo del godimento previsto per tale bene.

Oltre al danno si aggiungerebbe anche la beffa. Meglio ravvedersi. Si è ancora in tempo.

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