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Una trappola nel patent box

La trappola Patent box. Da successo folgorante al classico buco nell’acqua. Potrebbe essere questo il risultato della nuova normativa che agevola il reddito dei beni immateriali, cosiddetto Patent Box. L’agevolazione era stata pensata dal governo per agevolare i redditi derivati da intangibili per favorire le aziende che investono in ricerca e sviluppo e non portano all’estero marchi e brevetti. La risposta del mondo dell’impresa è stata molto positiva con migliaia di istanze presentate (4.498 come comunicato recentemente dall’Agenzia delle entrate). Tuttavia il diavolo spesso si nasconde nei dettagli e da quanto emerso negli incontri che si sono avuti tra i rappresentanti dell’Agenzia e dei professionisti è stata evidenziata più di una criticità nell’applicazione dello strumento che non solo potrebbe rendere il meccanismo inutile ma anche pericoloso. Andando per ordine, la legge richiede che una società che abbia sviluppato un intangibile (come, per esempio, un marchio o un brevetto) che viene ordinariamente utilizzato per vendere dei beni sul mercato (cosiddetto uso diretto) debba obbligatoriamente rivolgersi all’ufficio Accordi preventivi dell’Agenzia delle entrate per concordare il reddito agevolabile. Tale decisione è stata pienamente condivisa dai professionisti e dalle società in quanto è oggettivamente difficile calcolare il reddito derivante, per esempio, da un marchio che non venga concesso in licenza a un terzo. Tuttavia, come anticipato, spesso sono i dettagli a fare la differenza e in questo caso il dettaglio che rischia di far saltare il banco è il cosiddetto «nexus ratio» cioè il rapporto tra Costi Qualificati (spese di R&S direttamente riferite al Bene Immateriale) e Costi Complessivi (tutte le spese di R&S sostenute per il Bene Immateriale + costo di acquisizione + canoni di licenza + costi infragruppo totali). Al pari dalla quantificazione del reddito, tale rapporto ha delle peculiarità tecniche (determinazione e qualificazione dei costi di R&S in primis) tali da renderlo facilmente suscettibili di rettifiche. Ora, nel corso degli incontri tra Agenzia e professionsti è emersa la volontà di dare la possibilità ai contribuenti di concordare solo il reddito derivante da beni immateriali e non il reddito agevolabile. Una scelta che sembra miope in quanto farebbe rientrare dalla finestra il rischio fiscale che si vuole eliminare con gli accordi preventivi. In particolare a rischiare sono quelle società di rilevanti dimensioni che richiederanno un’agevolazione più elevata. Difatti un controllo successivo sul rapporto Nexus porterebbe a un elevato rischio fiscale proprio in tali casi, come si può desumere nell’esempio della tabella in pagina. Gli effetti perversi dell’applicazione dell’agevolazione senza dare un’effettiva tutela ai soggetti che fanno un’operazione di trasparenza nei confronti dell’amministrazione finanziaria potrebbe portare alla fine di un agevolazione nata per dare invece nuovo impulso al sistema economico.

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