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Una task force per curare la giustizia

di Andrea Maria Candidi e Antonello Cherchi

Si fa sempre più difficile la strada che porta in tribunale. Non passa stagione, da qualche tempo a questa parte, senza che entri in vigore una norma che renda meno vantaggioso andare dal giudice. Complici i numeri da capogiro della giustizia italiana, il Governo ha vestito i panni di una sorta di "buttafuori" per allontanare i litigiosi dalle aule di giustizia.

Oggi la promessa di rincarare la dose viene fatta per rispondere all'Europa che ci chiede misure strutturali anche sulla giustizia. Nella lettera della scorsa settimana al presidente della Commissione Ue Barroso e al presidente del consiglio europeo Van Rompuy, Silvio Berlusconi ha formulato il solenne impegno di intervenire di nuovo. Un intervento che dovrà snodarsi lungo tre direttrici. La prima delle quali è ispirata alla massima per cui prevenire è meglio che curare: potenziare il contrasto alla litigiosità. La seconda riguarda la creazione di una banca dati centralizzata per tenere sotto controllo i "numeri" della giustizia, soprattutto di quella che ha a che fare con l'economia. La terza prevede il rafforzamento delle misure incentivanti agli uffici virtuosi. Il tutto per giungere all'obiettivo finale della riduzione della durata delle controversie civili – altro freno allo sviluppo – di almeno il 20% di qui a tre anni.

A supportare il Governo nel trovare il bandolo della matassa sarà una squadra speciale costituita presso il ministero della Giustizia. Un «gruppo tecnico» con il compito di individuare – reca testualmente la lettera alla Ue – «le situazioni a forte incidenza di litigiosità» e di proporre «specifici interventi di contrasto». Anticipare quali siano le situazioni a forte litigiosità, in tutta onestà, non è cosa ardua. Basta leggere un po' di statistiche di Via Arenula (si veda la sintesi nella grafica in alto) per rendersi conto che gli uffici giudiziari – tribunali e giudici di pace in primo luogo – scoppiano di ricorsi contro l'Inps, di procedimenti esecutivi, soprattutto pignoramenti mobiliari (ma anche su quelli immobiliari non si scherza), di opposizioni contro le multe per le infrazioni al codice della strada e di liti sull'entità del risarcimento dei danni in caso di sinistro stradale.

Colpire da queste parti, dove anche tagli minimi possono avere enormi effetti positivi in termini di riduzione del lavoro, è sempre una manna per gli uffici giudiziari. Ma è difficile immaginare come colpire, considerato che si tratta di un contenzioso già più volte ostacolato. Si pensi, ad esempio, all'introduzione del contributo unificato per i ricorsi contro le multe, che ha di fatto cancellato tutto il contenzioso relativo alle contravvenzioni di importo più basso. Oppure, alle liti previdenziali in parte già mandate in soffitta: la manovra estiva ha infatti stabilito l'estinzione di diritto, con sentenza favorevole ai cittadini, delle cause fino a 500 euro in cui controparte è l'Inps.

Altro filtro al contenzioso è la mediazione. Ma qui è ancora tutta da dimostrare la portata della riforma. I primi numeri non lasciano ben sperare. Vero è che si tratta di una disciplina in rodaggio, ma è altrettanto vero che da marzo scorso è diventata obbligatoria per una bella fetta di liti che normalmente transitano in tribunale o dal giudice di pace. Dobbiamo allora immaginare che nella seconda tornata di obbligatorietà, che scatterà da marzo prossimo, alle liti condominiali e sulla Rc auto si aggiunga qualche altra materia? Oppure, come per le liti con l'Inps (o con il Fisco, si veda il prospetto a lato), arriverà qualche altra sanatoria?

Lo sapremo più avanti, quando i tecnici del ministero della Giustizia si metteranno al lavoro. I quali presto avranno a disposizione uno strumento in più: dal 30 aprile 2012, ha infatti annunciato Berlusconi, il ministero della Giustizia completerà la banca dati centralizzata delle statistiche civili e fallimentari. Un database che raccoglierà le informazioni dei fascicoli giacenti sui tavoli dei giudici di tutta Italia: informazioni su qual è la materia del contendere o sullo stato della pratica. Fino a ieri questi dati erano tenuti dai singoli uffici giudiziari; ora siamo nella fase della «distrettualizzazione» (i dati vengono raccolti a livello di corte d'appello, 29 in tutta Italia), mentre da aprile tutte le informazioni saranno gestite a livello centrale. Un passo avanti anche nell'ottica dell'individuazione delle aree e delle materie in cui la litigiosità è più alta.

La partita contro l'arretrato è dunque aperta. E sul tavolo il Governo mette anche gli incentivi economici per gli uffici più produttivi, quelli che attingeranno al fondo alimentato con l'aumento del contributo unificato previsto dalla prima manovra estiva (il Dl 98, convertito nella legge 111). Gli intenti di Palazzo Chigi sono di rafforzare quel meccanismo, che ancora non è debuttato, e che attualmente prevede di destinare una parte del nuovo fondo a premiare i tribunali ordinari, amministrativi e tributari che, a partire dal 2012, potranno dimostrare di aver tagliato l'arretrato di almeno il 10 per cento. Soglia che per quest'anno è stata fissata ad almeno il 5% delle vecchie cause smaltite.

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